Una critica serrata a «gender» e utero in affitto

Pubblichiamo in questa pagina un estratto, rielaborato apposta per il Giornale, del libro di Claudio Risé e Francesco Borgonovo Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità (Lindau, pagg. 152, euro 14,50). Risé, stimolato dalle intelligenti domande-intervento del coautore, editorialista de La Verità, sintetizza in chiave felicemente divulgativa i temi che attraversano la sua opera saggistica e la sua pratica di psicologo-analista junghiano. Una lettura approfondita de La terra desolata di T.S. Eliot è il punto di partenza di una analisi della nostra società in crisi economica, culturale e spirituale. La diagnosi è la seguente: eccesso di materialismo e riduzione di ogni aspetto della vita, anche quello emotivo, alla logica del profitto immediato. Da un lato si recide ogni legame con la trascendenza e con i tempi lunghi della natura. Dall'altro tutto si giudica con le spietate categorie di profitto/perdita. Risultato: narcisismo, ansia e depressione. Risé non è certo tra coloro che rinnegano l'intera modernità o si illudono di riportare indietro le lancette dell'orologio. Tuttavia sa indagare e mettere in luce gli aspetti deteriori della contemporaneità passando dall'analisi culturale alla polemica fondata su dati scientifici. Rivendicare il ruolo del rapporto con la natura (l'uomo è natura, anche se tende a dimenticarlo) significa confutare molti luoghi comuni del politicamente corretto. Risé smonta la cosiddetta teoria «gender», mostrandone l'inconsistenza e le pericolose ricadute concrete. Anche la pratica dell'utero in affitto e delle madri surrogate è sottoposta a dura critica in nome dei nascituri. Queste prese di posizione hanno il pregio di non essere ideologiche: il che fa di questo libro una lettura preziosa per capire il presente.

Alessandro Gnocchi