Drieu, il "Giovane europeo" disilluso

Il grande francese fa i conti con un Continente troppo vecchio per durare

C'è un libro che potrebbe creare sgomento negli europeisti di oggi. Negli anni Venti e Trenta, prima del para-sovietico Manifesto di Ventotene, l'Europa, anzi: gli Stati Uniti d'Europa, era una idea di destra, specie quella estrema. Etichettare Pierre Drieu la Rochelle è difficile oltre che inutile. Il più socialista dei fascisti o il più fascista dei socialisti? Senz'altro fu sempre un europeista, come si apprende anche da Il giovane europeo (Aspis, pagg. 134, euro 20, a cura di Marco Settimini). Si tratta di un saggio che attinge alla autobiografia di Drieu. Scritto dopo la Prima guerra mondiale, pubblicato nel 1927, rivisto nel 1941 in vista di una nuova edizione nel volume Écrits de jeunesse. L'edizione curata da Settimini per la giovane e combattiva casa editrice Aspis offre in appendice anche un breve frammento stralciato da Drieu nel 1941. Drieu aveva combattuto con onore nella Grande guerra. Era tornato convinto che il conflitto fosse l'inizio di un suicidio collettivo, «l'ultima passione degli europei». Come molti giovani reduci avrebbe visto con favore una rivoluzione. Quasi non importa il colore: rossa o nera, purché spazzasse via i vecchi borghesi che avevano spedito in trincea i ragazzini per poi ricominciare da capo con i loro traffici, come se non fosse successo niente: «Giunge la pace e non si tratterà più che di scatolame e di auto a buon mercato». Come molti giovani reduci aveva osservato attentamente la rivoluzione d'Ottobre.

La modernità ha distrutto il patrimonio di valori e tradizioni europee. L'Europa è stata Grecia e cristianesimo: oggi è un cumulo di rovine che non significano nulla per un popolo divenuto cieco e materialista. Gli europei si vantano di un passato che neppure capiscono. C'è una frase magnifica come una poesia che riassume lo sgomento di Drieu: «Le sue chiese senza Dio, i suoi palazzi senza re, l'Europa li indica come dei gioielli adescatori sul suo vecchio seno». Al massimo l'Europa diventerà il parco giochi di qualcun altro. A meno che non diventi unita ritrovando la sua forza morale. Su queste certezze Drieu costruirà il suo tragico destino di collaborazionista disilluso e votato al suicidio. Anche la propaganda nazista insisteva sulla necessità di unire l'Europa sotto la guida di Adolf Hitler. Naturalmente a colpi di cannone per farla diventare il giardino della Germania.

Commenti

fifaus

Dom, 02/06/2019 - 18:36

Oggi invece abbiamo un' Europa soffocata da finanzieri e burocrati