Ecco il film su Craxi. La figlia Stefania: "Spero gli renda giustizia"

Cominciate le riprese di Hammamet, il film ispirato a Bettino Craxi. A vestire i panni dello storico segretario del Psi sarà Pierfrancesco Favino, la cui somiglianza con Craxi è impressionante. La figlia Stefania: "Il film renda giustizia a mio papà"

È proprio vero, un'immagine vale più di mille parole. È il caso della foto scattata sul set del nuovo film di Gianni Amelio, Hammamet, ispirato alla storia di Bettino Craxi. A vestire i suoi panni darà uno dei più grandi attori italiani contemporanei, Pierfrancesco Favino. Ingrassato di dieci chili e truccato in modo superbo, la sua somiglianza con lo storico segretario del Psi è qualche cosa di straordinario. Merito del maquillage, certo, ma anche dello studio che l'interprete di film come Romanzo criminale e Miracolo a Sant'Anna ha condotto sul personaggio. Favino viene inquadrato in primo piano, nel gesto di toccare con la mano sinistra la montatura degli occhiali. Proprio come faceva Bettino Craxi.

Il film, sceneggiato da Amelio con Alberto Taraglio, prodotto da Pepito Produzioni e Rai Cinema e distribuito in Italia da 01 Distribution., ricostruisce con alcuni personaggi ispirati alla realtà e altri di fantasia la caduta di un uomo di Stato. Un racconto che, secondo regista e produttori, sarà più privato che pubblico e scaverà nei sentimenti per illuminare i fatti.

I figli: "Papà colpito da una grande ingiustizia"

La somiglianza tra l'ex primo ministro e Favino ha colpito tutti, figuriamoci Stefania Craxi. Che, in un'intervista ad Adnkronos, riferendosi ai soggetti coinvolti nella produzione e nelle riprese del film ha dichiarato: "Hanno fatto davvero un buon lavoro, ma più che nella somiglianza io confido nel fatto che Favino, grande attore e persona sensibile, abbia colto l'animo di Craxi, un uomo buono colpito da una grande ingiustizia. Favino? È un grande attore. Amelio un grandissimo regista. Speriamo che venga una buona cosa che renda giustizia a Craxi, un uomo che ha dedicato la vita al bene del suo paese".

A cui poi si è aggiunto il commento del fratello Bobo: "I trucchi fan miracoli, ma sarei più scioccato favorevolmente nel rivedere mio padre. I film non devono rendere giustizia, devono raccontare delle storie. In questo caso, quella di Gianni Amelio, sicuramente è una storia più fantastica che cronachistica per quel che ne so, ma va bene che si parli di una personalità come era quella di mio padre, certamente difficile da riprodurre al cinema. Per noi la vicenda di mio padre è stato un dramma personale molto grande - ha detto il figlio dello storico segretario del Psi - e non ci si consola con un'oretta e mezzo di spettacolo. E il dramma è anche dell'Italia, un paese che da allora non si è più ripreso. Il film sarà una bella storia di avventura umana e politica di un uomo la cui vita vale la pena di raccontare".

Cinema e politica, un binomio vincente

Hammamet, nel cui cast figurano tra gli altri Pierfrancesco Favino, Renato Carpentieri, Claudia Gerini, Livia Rossi e Luca Filippi, è solo l'ultimo esempio di come cinema e politica possono andare a braccetto. Una tradizione - non solo italiana - iniziata molti anni fa con Todo Modo (1976) di Elio Petri, metafora e allegoria della Democrazia Cristiana e dei suoi principali esponenti, con Gian Maria Volonté nei panni di Aldo Moro. Di nuovo Moro sarebbe stato reinterpretato da Volonté ne Il caso Moro (1986) di Giuseppe Ferrara, relativo al rapimento e all'uccisione dell'onorevole pugliese da parte delle Br. Poi, a partire dagli anni Novanta, si è registrata una vera e propria bulimia di pellicole ispirate in maniera più o meno diretta a personaggi della politica. Come non ricordare Nanni Moretti nei panni del cinico ministro socialista Cesaro Botero nel film Il portaborse (1991), regia di Daniele Luchetti.

E poi Silvio Berlusconi, la cui storia è stata raccontata in modo più o meno romanzato ne Il Caimano (2006) di Moretti e poi in Loro (2018) di Paolo Sorrentino. Dieci anni prima, sempre il regista di Loro e La grande bellezza aveva raccontato ne Il divo la parabola politica di Giulio Andreotti. Un'ultima curiosità. Non è la prima volta che Favino viene chiamato a interpretare il ruolo di un personaggio della storia italiana. Era già successo in Romanzo di una strage (2012) di Marco Tullio Giordana, dove l'attore romano aveva vestito i panni dell'operaio Giuseppe Pinelli, morto quattro giorni dopo la strage di piazza Fontana.

Commenti

cir

Mar, 19/03/2019 - 17:40

non l'ho mai votato , aveva attorno personaggi troppo ambigui e inquietanti , ma lui e' stato un Grande , avessimo lui l' europa sarebbe al nostro servizio.

venco

Mar, 19/03/2019 - 19:36

Nient da fer.