Edoardo Ferrario al Teatro Brancaccio e l’esilarante parodia dell’essere giovani

Sold out a Roma per il comico trentenne della serie web «Esami» e delle imitazioni a «Quelli che il calcio», che non vuol fare satira politica e dare lezioni di morale. Il divertente «one man show» sarà in tour a dicembre a Napoli, a Torino e a Padova

Forse è un segno dei tempi se nella stessa domenica in cui il famoso capopopolo del M5S Beppe Grillo arringa i suoi grillini oggi di governo, in un Circo Massimo vistosamente poco affollato, ben mille e cinquecento giovani riempiono il Teatro Brancaccio di Roma (dove il Fondatore si esibirà a febbraio), per ridere della comicità di un ragazzo come loro, Edoardo Ferrario, che ironizza anche sulla guerra ai vaccini.Forse, ha ragione lui quando dice che non vuol fare satira politica, nè dare lezioni di morale, perchè «così dai per scontato che sei superiore e il pubblico o non è intelligente e devi spiegargli che cosa pensare, oppure “predichi ai convertiti“, che già sono tutti d’accordo con te». Forse, il successo di Ferrario, classe 1987, sta proprio nel parlare ai suoi spettatori da pari a pari, colloquiando con la piccionaia ancor più che con la platea, facendo il verso alle mode e allo slang dei giovani come lui, all’isteria dei social che ti fanno il profilo, alla mania dei ristoranti dalla falsa ricercatezza gastronomica, in cui non sai che cosa mangi. Un modo astuto e divertente per dare spessore alle insicurezze e alle paure di una generazione, alle sue speranze e delusioni. «Diamoci un tono», e il titolo già la dice lunga sulla voglia di prendersi in giro da soli, è una sfida che già si può dire riuscita se questo one man show cattura l’attenzione per tutta l’ora e mezza di spettacolo, in una continua risata, a volte anche amara, spesso dissacrante, molto surreale. E questo senza scenografia, musiche, costumi e fronzoli, sempre giocando, come dice Ferrario, «sul massimo potere della parola e della presenza scenica». É la stand up comedy americana, il cabaret in piedi che ha al centro solo l’artista e ha insegnato molto al giovane comico, formatosi sulle gag di Eddie Izzard, di Corrado Guzzanti, di Carlo Verdone.Ferrario, dottore in giurisprudenza, ha catturato il suo pubblico sul web con la premiatissima serie «Esami» di YouTube, si è fatto conoscere in tv per le esilaranti imitazioni a «Quelli che il calcio» (Rai2), ora porta in tv alle 13 di ogni domenica su «Il posto giusto»(Rai3) la serie «Colloqui», con sketch sugli incontri di lavoro e inonda di comicità «Black out» con Enrico Vaime (Radio2). Ma rimane fedele al teatro, all’incontro live con il p ubblico, nello stesso clima underground dei piccoli locali di Trastevere e di San Lorenzo e dei pub per turisti in cui all’inizio della carriera si esibiva in inglese . Al Brancaccio lo show ha fatto il tutto esaurito a maggio, idem al Teatro Parenti di Milano e domenica Ferrario ha replicato il successo, aggiungendo allo spettacolo dei passaggi nuovi, come quello attualissimo sui vaccini, che è un atto di fiducia nella scienza. «Sono un noto ipocondriaco - confessa dal palco-e se un medico mi dice:“Fatti un vaccino e per un anno, cinque anni, per tutta la vita, non avrai questa malattia“, io rispondo: “Scelgo il menu degustazione completo, li faccio tutti!“». E qui sciorina un sofisticato menu alla Bottura, in cui ordina ogni genere di prelibatezze per mettersi al riparo da virus e infezioni, in salsa gastronomica, compresa «la parte croccante del tetano».C’è da divertirsi a sentire le sue imitazioni delle maratone tv di Mentana (i giornalisti sono sempre stati il suo forte), dell’umorismo di Greggio, soprattutto della professorale spiegazione della privacy per bocca dell’exgarante Stefano Rodotà. La politica apertamente non c’è, salvo che nel passaggio su una Giorgia Meloni interpretata in un fantasioso musical da Lorella Cuccarini, che canta «Se il 4% vi sembra poco, ballo, ballo, ballo e non prendo il quorum», ma sottilmente fa da sfondo nei riferimenti allo Ius soli, con l’imitazione della miscela linguistica degli immigrati, in quelli alla «confusione» del momento storico e all’«arroganza degli elettori» o alla «lussureggiante decadenza» di una Roma in cui «la vegetazione si mangia i monumenti», nominata Capitale del Terzo Mondo, meglio di Laos e Niger. C’è politica anche quando interpreta i modelli sociali dei palestrati tutta forza e poco cervello, ma invece di dire: «Io la penso così, seguitemi», Ferrario allude e conduce a certe convinzioni. Tutto, però, potrebbe cadere nella noia se non ci fosse l’eccezionale scioltezza di un birignao che gioca con i fonemi e conia quasi una nuova lingua generazionale, quella che parla diretta ai ventenni e trentenni, ma incuriosisce anche gli over-anta. É lì il segreto dell’energia con la quale Ferrario scuote i vari «strati» di pubblico, come li chiama lui, dalle prime file dei «ricchi», venuti convinti a vederlo, al «moderato entusiasmo della seconda balconata per la quale fino all’ultimo io sono stato un’alternativa a una nuova puntata di “Vite al limite“, su Real time». É prima di tutto questi spettatori che il giovane comico vuole conquistare. Lo fa quando ironizza, da non-credente, sull’esotismo modaiolo che espone in bagno simboli religiosi stranieri, come oggetti d’arredamento, quando mette all’indice il «citazionismo», che sigla ogni definizione con una griffe e anche nel paragone impietoso tra una Milano in cui ogni evento diventa il più figo del mondo, anche «La settimana del feltrino da sedia», e una capitale in cui il massimo evento è da decenni «Roma sposa». La ricetta sembra funzionare se il passa-parola ben più della pubblicità fa registrare anche a questa rappresentazione straordinaria il sold out e se lo show è già in cartellone il 2 dicembre a Napoli, il 12 a Torino, il 14 a Padova.