Essere "Nanni Moretti" la grande truffa della cultura italiana

Un impostore sbarca il lunario spacciandosi per il regista. Bastano un po' di barba e tanti cliché

Nella tristezza delle trame narrative degli autori italiani, sempre così sociologiche perfino quando sono gialli o noir o rosa o mezzi e mezzi, bisogna ammettere una cosa: in Italia da qualche anno i libri più divertenti li scrive Giuseppe Culicchia, e senza neppure tirarsela.

Nel suo ultimo romanzo, Essere Nanni Moretti (Mondadori), il protagonista è il cinquantenne Bruno Bruni, scrittore fallito e sfigato, che ha pubblicato due romanzi per editori sconosciuti, vive di traduzioni, coltiva l'ambizione di scrivere il Grande Romanzo Italiano e nutre un odio viscerale proprio per Giuseppe Culicchia.

È una satira tragicomica del mondo culturale italiano, delle sue miserie e dei suoi falsi miti (il mito di Bruni è Alessandro Baricco), dove c'è perfino Antonio Franchini appena passato a Giunti, al quale il protagonista consegna le prime pagine del romanzo, composte dalla stessa frase ripetuta dall'inizio alla fine: «Vai a fare in culo, Giuseppe Culicchia». Il suo hobby: scrivere su internet recensioni negative ai libri di Culicchia. La sua ricetta di ingredienti per avere successo: riuscire a fare un romanzo baricchiano, però con qualche camorrista «perché vorrei metterci un tocco di Saviano», e con qualche portaborse di potentissimo Onorevole «per dare alla storia quel non che di parlamentare barra giudiziario alla Carofiglio». Bruni ha anche un agente, il quale però lo tratta come un caso umano, e un giorno gli propone di spacciarsi per un ventenne affetto dalla sindrome di Werner, perché solo così può suscitare l'interesse del pubblico. «Se ti faccio diventare l'esordiente dell'anno sotto forma di ventenne condannato all'invecchiamento precoce, Fazio ti chiama di sicuro. E come minimo vendi quanto Saviano. Pensaci. Milioni di copie. Così». Caso umano, attenzione, da proporre non a Franchini ma a Mondadori, editore in crisi di idee: «A Segrate non sapevano più che cazzo inventarsi. Prima il panettiere, poi il fisico, poi il martire, poi il montanaro scultore bevitore, poi l'ebreo esperto di Proust che è il nuovo Proust... la ninfomane se l'era già giocata Fazi... sull'ex sessantottino muratore però elegante e guru c'è l'esclusiva di Feltrinelli...»

Ma il bello del romanzo inizia quando Bruni, facendosi crescere la barba per ritrovare una verginità letteraria e spacciarsi per un esordiente, si ritrova a essere scambiato ovunque per Nanni Moretti. Praticamente un sosia. Al momento la cosa suscita sconcerto, ma dopo viene in mente altro: sfruttare la somiglianza per fare la bella vita. Così, spinto dalla sua ragazza Selvaggia (un'altra fallita, aspirante attrice, pole-dancer di professione), Bruni comincerà a girare l'Italia spacciandosi per il famoso regista. Sarà ospitato da sindaci e assessori, dentro uno spaccato del provincialismo italiano che si inchina pacchianamente di fronte alla celebrità («Battiamo la provincia», suggerisce la scaltra Selvaggia). Con conseguenti crisi di identità: «Questa full immersion di Nanni Moretti mi fa un effetto ambivalente. Da un lato, è come se mi osservassi sempre da fuori, per capire se ci sto dentro e se interpreto Nanni Moretti in modo convincente. Dall'altro... non lo so, sarà che ne imito alla perfezione la voce, sta di fatto che comincio a sentirmi proprio Nanni Moretti. Solo che Nanni Moretti una cosa come full immersion non solo non la direbbe, ma non la penserebbe mai».

Esilaranti le cene, con il sindaco di turno che omaggia del proprio libro autostampato (succede davvero) il sedicente Moretti, che riuscirà perfino a infiltrarsi in un hotel di lusso alla Mostra del cinema di Venezia. Culicchia, con un tono lieve, da commedia, smaschera tutti i cliché culturali, inclusi quelli dello stesso Moretti. Perché alla fine chi è Nanni Moretti per la cultura italiana? Nient'altro che una serie di tic, di frasi passate nell'immaginario collettivo: «Mi si nota di più se non vengo o se vengo e mi metto in disparte?», «Chi parla male pensa male!», «Ve lo meritate, Alberto Sordi!». All'antieroe Bruno Bruni basterà impararle tutte a memoria e continuare a ripetersi: io sono Nanni Moretti, io sono Nanni Moretti. Perché essere è apparire. Insomma, un bellissimo romanzo sul doppio, una tragicommedia culturale con un delitto frivolo senza il peso di un castigo, un Dostoevskij che ha incontrato Woody Allen.

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Commenti
Ritratto di Beppe58

Beppe58

Mar, 21/03/2017 - 10:20

Stimo Massimiliano Parente ma, non so perché, dopo aver letto una sua recensione, non mi viene alcuna voglia di leggere il libro di cui ha appena tessuto le lodi. Pur non essendo un grande lettore, ho avuto la fortuna di incontrare, sulla mia strada, scrittori veri. La letteratura italiana è asfittica. Chi scrive oggi, di solito non legge o non ha mai letto, e i risultati si vedono. Prosa sciatta, temi piccoli, troppi riferimenti alla realtà giusto per strizzare l'occhio al lettore, abuso di volgarità. Se questo è il nuovo, no grazie. Preferisco il vecchio, i classici che ancora non hanno finito di parlarci...

manfredog

Mar, 21/03/2017 - 13:05

Grande; ha capito alla perfezione la supponenza sinistra italiana, in fatto di..cultura, e ne scrive, in forma di romanzo, divertendosi e divertendoci. I classici sono sacri, per carità, ma qualche venticello leggero, ogni tanto, che ci sussurra la verità più profonda, non è poi così male. mg.