File, feste, design. E lezioni di Bellezza

Dal cinema di Bertolucci al premier albanese, gli eventi da promuovere

Dal nostro inviato a Torino

Breve ma forse non inutile elenco di alcune cose (belle) viste e sentite al Salone del libro.

MORO, CHE SCRITTORE!

Il reading di Fabrizio Gifuni che ha aperto il Salone mercoledì sera alle OGR - Officine Grandi Riparazioni. La location (come si dice) valeva l'evento. La drammaturgia un po' debole. Ma la prova d'attore notevole: un'ora e 40 di lettura del memoriale e delle lettere dalla prigionia di Aldo Moro. Politica, cinismo, sofferenza e grande scrittura (quella di Moro).

LIBRI COME PALESTRA DI VITA

La festa a sorpresa per gli 80 anni di Ernesto Ferrero, già direttore di lungo corso del Salone, uomo di lettere, di cultura e di editoria. Lui è in formissima. Forse i libri non danno così tanti soldi e potere. Ma aiutano, indiscutibilmente, a vivere meglio. Il testimonial perfetto per uno spot sulla lettura «che fa stare bene».

FESTA O FESTIVAL?

Il Salone non mente, mai. Ed è la miglior cartina di tornasole della situazione editoriale-culturale del Paese. Esempio. Uno degli eventi più seguiti in assoluto è stato quello di Eduard Limonov. Bene. Sabato c'era una coda di oltre 150 metri. Che non è il dato interessante. Il dato interessante è che 150 metri di coda (diciamo 800-mille persone?) hanno prodotto (dati dell'editore Teti) 84 libri venduti. Che non è poco, ma non è moltissimo. Ergo. Torino sta diventando sempre meno Salone e sempre più festival. Si viene, si vede, si fotografa, si sente, si parla. Non si legge. O poco.

GIOIELLI LETTERARI

La cena placé al ristorante «Del cambio» organizzata da Tiffany&Co. in occasione dei 60 anni del romanzo Colazione da Tiffany di Truman Capote. L'evento più mondano della cinque-giorni letteraria del Salone. Per celebrare attraverso il lusso, vero motore del mondo il miglior caso di pubblicità letteraria, non pagata, della storia del commercio.

LA BELLA POLITICA

La lezione del premier albanese Edi Rama (che è un politico ma anche un artista, «pittore astratto ma con ricordi figurativi»). Ha spiegato cosa significa investire nella Bellezza architettonica e urbanistica per una città: ha fatto ripristinare i colori dei vecchi edifici d'epoca comunista, abbellito le piazze, ristrutturato palazzi... Grazie al progetto «Rinascimento urbano» che ha recuperato i centri storici (a partire da Tirana), le città albanesi non sono solo più belle. Ma più sicure e più virtuose. Meno polizia («La bellezza intimidisce: tiene lontani violenti e vandali») e più tasse («I cittadini sono più contenti di pagare se vedono i frutti dei loro soldi»). Il Bene figlio del Bello.

IL VERO IMPEGNO

L'omaggio-ricordo a Severino Cesari, andatosene sei mesi fa. Commozione, aneddoti e tanti insegnamenti. Soprattutto uno: che l'impegno letterario di un «uomo dei libri» paga molto, ma molto di più, e lascia effetti molto, ma molto più grandi, dell'impegno politico di un intellettuale. Un grazie alla memoria.

STAND&DESIGN

Gli stand più belli, o almeno originali, alla fine sono due. Quello a forma di piccolo labirinto del Saggiatore (scomodissimo ma scenografico). E quello della Nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi, ovviamente a forma di nave (qualcuno, dando credito alle voci su qualche difficoltà finanziaria della casa editrice, ha la battuta facile - «Speriamo non si incagli»... - dalla quale noi per altro ci dissociamo).

È TUTTO CINEMA

L'incontro di Bernardo Bertolucci sul cinema e il Sessantotto. Emozioni, divertimento, intelligenza. Bellissimo evento. Che ha anche ricordato, in maniera chiara, che la vera forza di quel movimento rivoluzionario fu artistica, più che politica. Perdute tante speranze (che hanno figliato anche molte idee sbagliate), restano bellissimi film.

INCONTRI MOSTRUOSI

La lounge del Circolo dei lettori, diventata la vera sala stampa del Salone, è per cinque giorni il salotto (ombra) dell'intellettualità nazionale. Comoda, efficiente, generosa di buffet e soprattutto di sorprese: memorabili alcuni incontri-ircocervi tipo Piero Angela-Vittorio Sgarbi, o Saviano-Boldrini, o Selvaggia Lucarelli-Boldrini (con la prima che dice alla seconda: «In fondo siamo due selvagge»).

SPAZIO DEMOCRATICO

La signora che sabato si aggirava per gli stand con un maiale al guinzaglio. Ci insegna la democraticità del Salone. Dove entrano cani e porci.

Commenti

Fabio_74

Mar, 15/05/2018 - 13:26

Scusate, ma la vostra faziosità vi porta a mettere una fotografia della fiera di Rho anche quando scrivete del Salone del Libro di Torino?