Il film del weekend: "Inferno"

Salvare il mondo da un virus, tra amnesie e allucinazioni, è il destino del protagonista ma quello del pubblico pagante appare peggiore

Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate in sala per la proiezione di "Inferno", il terzo adattamento di un romanzo di Dan Brown, dopo "Il codice Da Vinci" e "Angeli e demoni": assisterete alla peggiore trasposizione della trilogia.

Non basta ritrovare alla regia Ron Howard e in scena Tom Hanks, così come poco possono le musiche del grande Zimmer, perché la situazione è troppo compromessa stavolta e rammentare quali nomi illustri partecipino al progetto non fa che lasciare basiti circa il divario tra quanto il film prometta sulla carta e quanto poi riesca a mantenere.

Robert Langdon (Tom Hanks), esperto simbolista dell’università di Cambridge, si risveglia nel letto di un ospedale fiorentino con la testa preda di visioni che sembrano uscite dall'inferno dantesco. Messo alla prova da amnesie e allucinazioni, lo studioso ha un'alleata in Sienna Brooks (Felicity Jones), giovane e brillante medico, che lo aiuta a ricostruire quanto successo nelle ultime ventiquattrore, in modo da comprendere perché ora si trovi a dover fuggire, braccato da sicari e agenti governativi che cercano di eliminarlo o di rapirlo.

Numerosi indizi, sparsi per Firenze, Venezia e Istanbul, porteranno i due ad affrontare una corsa contro il tempo per sventare il folle piano di un eccentrico miliardario (Ben Foster): servirsi di un nuovo virus della peste creato in laboratorio per debellare il "problema" del sovrappopolamento terrestre.

La ricetta di Dan Brown è nota e, a suo modo, efficace se lo ha portato ad essere tra gli scrittori più venduti del globo (è il secondo dopo l'autrice della saga di "Harry Potter"). Eppure, almeno in questo caso, il miscuglio di storia dell'arte, letteratura, misteri e cospirazioni alla base dei suoi bestseller, una volta su grande schermo, è assai lontano dal tradursi nel blockbuster perfetto. La sceneggiatura è ordinaria e poco elaborata, i misteri da chiarire sono esigui e subito annullati da spiegazioni che sembrano uscite da un'enciclopedia per ragazzi. E' vero che il film deve essere comprensibile a diverse latitudini e longitudini, ma la faciloneria e la superficialità con cui vengono risolte a parole molte situazioni appiattisce la narrazione.

Le dinamiche da action thriller rendono il ritmo spedito ma in un paio di scene sembra quasi di trovarsi nella rilettura parodistica di un film di 007.

Anche se gli italiani nel corso del girato sono ridotti un po' a macchiette e le informazioni su Dante sempre abbozzate, la pellicola ha il merito di rendere giustizia alla magnificenza di Firenze: il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio coi suoi dipinti del Vasari, il Giardino di Boboli e certe vedute aeree della città lasciano senza fiato.