Il film del weekend: "Le meraviglie" 

Un'opera molto evocativa, volutamente criptica e che trasuda realismo magico. Per chi non si accontenta del solito cinema commerciale

Unico film italiano in concorso alla 67esima edizione del Festival del Cinema di Cannes, "Le meraviglie" di Alice Rohrwacher è senza dubbio insolito, visionario e dotato di grande forza figurativa. Dopo l'esordio con "Corpo Celeste", la trentatreenne regista si cimenta in un'opera in parte autobiografica, ambientata nei primi anni 90 in una realtà rurale al confine tra Umbria e Toscana. Protagonista è una famiglia di apicoltori, composta dai genitori e quattro figliolette, che conduce una vita senza pretese. La bambina più grande, Gelsomina, in grado di lavorare come e più di un adulto, si distingue per senso di responsabilità ed è completamente asservita a quello che è un vero padre padrone. L'equilibrio di questo microcosmo viene messo alla prova quando la ragazzina sente nascere il desiderio di evadere da una realtà contadina così faticosa. A farle intravedere la possibilità di cambiare vita, saranno l'arrivo di un quattordicenne tedesco in affido e quello di una troupe televisiva capeggiata da una specie di fata bianca (un'autoironica e "ciociara" Monica Bellucci).

Interessante e originale, "Le meraviglie" è un film in cui a livello di trama non succede molto, viene infatti privilegiata la descrizione di un mondo, quello rurale, reso palpabile attraverso il quotidiano delle piccole protagoniste. Sposando diversi registri e condendoli di cuore, ironia e tenerezza, la Rohrwacher conduce lo spettatore in un ambiente che sulle prime lascia disorientati perché periferico rispetto all'usuale concetto di civiltà. Sulle persone che ci vivono e ne rispettano le regole, non vengono fornite molte informazioni ma si viene comunque a poco a poco inglobati nella loro atipica comunità. Assieme alle bambine, in particolare, gustiamo qualcosa dal sapore d'infanzia come bere raggi di sole, allattare un agnellino col biberon, giocare alle ombre in una grotta o improvvisare balletti di nascosto dagli adulti. Nel film è moltissimo il materiale variamente riconducibile a "le meraviglie" del titolo, le metafore si sprecano e c'è la volontà evidente di ammantare di un senso di magia quelle che altrimenti sarebbero scene di un realismo quasi documentaristico. L’ampiezza dello spettro interpretativo sembra però costituire sia il pregio sia il limite dell'opera perché se da un lato le garantisce un'aura autoriale, dall'altro la condanna a perdere in incisività e apparire talvolta confusa. Ci sono alcune bizzarrie di troppo e qualche esotismo fuori luogo (come il cammello in cortile) e in vari momenti si ha la sensazione della ricerca forzata di un proprio stile riconoscibile ma che si avvale di numerosi ammiccamenti ora a Fellini ora ai più recenti film di Sorrentino e Garrone, rivelando una qualche ingenuità da parte della giovane autrice. La poetica di questa regista avrà tempo e modo di dare grandi soddisfazioni al nostro cinema quando diverrà più consapevole e quindi in grado di esprimere la sua autentica unicità.

Concludendo, "Le Meraviglie" appare un film misterioso e destinato a non piacere a tutti ma costituisce l'occasione giusta per allenare quella sana curiosità per un altrove indefinito che solo nel buio della sala si riesce a raggiungere.