"Finisco il giro del mondo. Poi penso al disco più bello della mia vita"

Il bluesman aggiunge un'altra data all'Arena. Poi il Sudamerica: "Ovunque canto in italiano"

Ma figurarsi se si ferma. Zucchero sta girando il mondo da quasi un anno ma sembra ieri. Come al solito. «Ormai mi sento il corpo come se fosse una custodia di chitarra, la testa è un microfono e sopra c'è il solito cappello», scherza lui dalla stanza d'albergo che guarda il lago di Costanza in Germania. A parte qualche sperduta nazione, il suo tour finora ha attraversato quasi tutto il pianeta, dall'Europa all'Oceania, all'Asia e all'Africa. Ora qualche show ancora in Europa (tra pochi giorni arriverà al centesimo show in pochi mesi). Poi alla fine del 22esimo concerto in un anno all'Arena di Verona (oggi inizia la prevendita anche del concerto del 20 settembre) lo aspettano altre date in Sudamerica. In fondo, diciamolo, sono pochissimi gli artisti italiani che si possono permettere ritmi così. Merito della sua costanza di performer. Ma anche di un concerto che tutti considerano uno dei migliori in circolazione perché è suonato benissimo e fa ballare pure i nonni in platea. «Ormai sono entrato nel ritmo giusto del tour: dormo, parto, arrivo e ho già il microfono davanti», ridacchia lui prima di stringere i tempi perché, ovvio!, manca poco alle prove.

Però, caro Zucchero, ci sarà un antidoto alla stanchezza.

«Il divertimento. Con una band come la mia, suonare è un piacere. Posso cambiare scaletta come voglio, tanto ormai abbiamo 150 brani in repertorio e quindi al mattino posso decidere che cosa cantare. Un privilegio di pochi».

Anche il suo potrebbe diventare un «neverending tour», un tour senza fine come quello di Bob Dylan.

«Sto raccogliendo dal vivo ciò che ho seminato in questi anni di continui concerti. Non a caso viaggio a una media di 8/10mila spettatori a concerto. Era quello che sognavo di raggiungere quando ho iniziato».

Ossia?

«Senza fare paragoni, volevo diventare come Eric Clapton o Mark Knopfler, che vanno in tour anche un disco nuovo. E fanno sold out».

Ma gli italiani all'estero devono adeguare la lingua e cantare in inglese oppure in spagnolo.

«Per molto tempo i discografici mi hanno caldamente invitato a cantare in spagnolo in Sudamerica oppure in inglese nei paesi anglosassoni. E io l'ho anche fatto. Ma poi mi sono accorto di non essere me stesso e quindi ormai canto ovunque in italiano. In fondo, con le dovute proporzioni, tanta musica classica viene cantata in tutto il mondo nella lingua originale, cioè l'italiano. Quindi...».

Quindi?

«Durante i miei concerti all'estero spesso mi siedo sulla poltrona a centro palco e dico al pubblico che probabilmente capirà il 5 per cento delle mie parole però sono sicuro che la mia musica parla anche la loro lingua».

Gli U2 all'Olimpico di Roma hanno accennato al suo brano Miserere.

«Ne sono orgoglioso. Tra Bono e me c'è una simpatia spontanea da tantissimi anni. Mi ricordo un concerto a Bologna quando lui ha accennato a Senza una donna durante la parte acustica dello show... Ogni volta che suono a Dublino, mi manda in albergo una bottiglia con un biglietto simpatico. E ricordo ancora il fax (a quei tempi c'erano i fax...) sul quale mi aveva scritto che Miserere era bellissima e che la mia voce sembra una sezione fiati».

Aveva intenzione di coinvolgerlo per organizzare una sorta di Live Aid contro il terrorismo.

«E non ho cambiato idea. Fino a ottobre sarò in tour. Ma poi ci provo sul serio».

Anche i Rolling Stones sono in tour. Li andrà a vedere al Lucca Summer Festival il 23 settembre?

«Eh magari. Ma quella sera sarò sul palco dell'Arena di Verona».

Scusi Zucchero, ma che cosa farà dopo tutti questi concerti?

«È una domanda che mi faccio spesso ultimamente. Il mio contratto con la Universal prevede altri due dischi, che prima o poi dovrò fare».

Appunto.

«Ma prima mi voglio fermare un po' e magari pensare alle mie vigne dove ho anche impiantato un vitigno autoctono, il ciliegiolo. Ma il mio fuoco non si è ancora spento e, a dirla tutta, dopo tanti decenni di carriera ho ancora voglia di fare il disco più bello della mia vita».