Il folk di Van De Sfroos: "Ora reinvento tutto con una band di ragazzi"

Il cantautore "laghée" in tournée con gli Shiver, gruppo di 25enni suoi fan fin da bambini. «A una certa età devi farti rinfrescare la memoria»

Per accompagnarlo ha trovato una band, gli Shiver, i cui membri da bambini andavano ai suoi concerti con i genitori. Davide Van De Sfroos è così, sempre pronto a rimettersi in gioco e a mettere in mostra i nuovi talenti. «Chi l'ha detto che il più anziano ha sempre da insegnare? - sorride il cantautore del lago - a volte il più vecchio ha bisogno di farsi rinfrescare la memoria. Questi musicisti sono più completi di me alla loro età e suonare con loro è un'esperienza artistica, antropologica e umana: siamo una cooperativa». Così Van De Sfroos descrive il suo Folk Cooperatour, che farà tappa il 21 aprile all'Alcatraz di Milano e che prosegue con date in tutta Italia. È reduce dal disco sinfonico e dai concerti con l'orchestra e ora svolta di nuovo verso il suo primo amore: la musica popolare. «Il mio è un percorso biologico che parte dal folk, perché viene da una terra folk e racconta storie folk. Però non posso truffare il tempo e lo spazio e neppure ripetermi, quindi fondo il passato e il futuro e, grazie a questi ragazzi, faccio rivivere la tradizione. Spero di incidere un disco con loro. Il folk è tutto, dai canti delle mondine a Bob Dylan, ma non bisogna confondere folklorico con folkloristico e nemmeno affidarsi troppo ai puristi. Per me folk è libertà di raccontare una terra, un popolo, un linguaggio vivendo il proprio tempo ma senza demonizzare il passato».

Per lui (e non solo) il canto folk è libertà espressiva. «Infatti si parla della famosa stonatura folk. Basti pensare ai musicisti che Alan Lomax scopriva sul campo; avevano voci terribili ma quanto intense, così come lo stesso Dylan o Neil Young ti fanno venire la pelle d'oca. Le registrazioni di Pete Seeger e Woody Guthrie erano sporche e poco curate, ma quante emozioni. E Keith Richards quando canta non è mica la Callas: eppure tutti loro fanno vera musica, musica che emoziona». Insomma Van De Sfroos non poteva non tornare alle sue radici, ma a modo suo: «A cinquant'anni arriva il momento di sedersi in cima alla collina e mettersi a guardare giù. Io lo faccio reinventando il mio repertorio con questi 25enni; faccio scegliere loro anche la scaletta dei brani da eseguire in concerto, visto che sono stati i miei primi fan». Però l'artista «laghee» non dimentica gli esperimenti sinfonici e il 14 maggio all'Ucc Teatro di Varese terrà un nuovo concerto sinfonico con l'Orchestra Sinfolario, composta da 40 elementi diretti dal maestro Vito Lo Re. «Tutto era nato con due concerti agli Arcimboldi di Milano per celebrare l'album Synfunïa, poi sono arrivate altre richieste e non escludo di riproporlo in futuro. Se l'hanno fatto i Deep Purple, eroi del rock duro, posso farlo anch'io. Il disco aveva diviso il pubblico. C'era chi diceva: Guai a toccare le canzoni originali. Invece i concerti hanno messo d'accordo tutti: avvicinato al folk chi era poco interessato al genere, e gli appassionati di folk si sono avvicinati alla sinfonica. È tutto pronto: gli spartiti, le orchestrazioni, basta trovare un teatro adatto e l'orchestra disponibile e sono pronto a replicarla ovunque». Il mondo della musica di oggi continua ad affascinarlo. «Con piattaforme come Spotify si apre un mondo a scatole cinesi dove cerchi, ad esempio, Paul Weller, e ti si apre una porta che ti consiglia tutti gli artisti simili e ti fa scoprire cose incredibili. Poi i ragazzi oggi sono bravissimi a suonare: fanno dei dischi registrati in casa che suonano meglio di quelli che incidevamo noi in studio di registrazione. Oggi c'è una musica alternativa meravigliosa. Anch'io cerco di portare sempre nuovi gruppi sul palco. L'ho fatto durante alcuni spettacoli, in cui presentavo alcune band lombarde e continuerò a farlo come fa De Gregori, che ha lanciato gli altoatesini L'Orage».

Musica alternativa sì, ma anche il pop ha le sue ragioni. «Dai talent - a parte che alcuni sembrano una fiera - escono giovani che cantano benissimo e che amano la musica. E naturalmente non è detto che tutto ciò che è commerciale sia brutto... Prendi Adele, è fantastica e lascerà un segno nella storia del pop». Van De Sfroos conclude con qualche considerazione sulla politica: «Io non ho mai avuto tessere e non mi sono mai occupato di politica, ma percepisco un grande senso di insicurezza e i politici sono precari come un tuffatore sul trampolino. Raccontano sempre le stesse cose, poi tornano subito ancora bagnati dal tuffo precedente per raccontare altre cose. Ciò che spaventa è che la politica è diventata un puzzle che non capisce più neppure se stessa. L'unico che dà delle certezze in questo momento è Papa Francesco, un commando, un inviato speciale di Dio che aiuta i nostri sogni e crea terremoti benefici».