Alla scoperta dell'House of Cards inglese

In attesa della stagione sei di House of Cards, alziamo il velo su quello che ha rappresentato la miniserie inglese degli anni '90

Ultimamente la politica è un argomento caldo all’interno dell’universo televisivo americano. Il successo ottenuto da House of Cards parla chiaro. Distribuito su Netflix, è stata la prima serie tv del kolosso dello streaming, ora il thriller politico ambientato all’interno della Casa Bianca, comincia a scrivere l’ultimo atto. La stagione sei, di cui solo qualche giorno fa sono terminate le riprese, debutterà presumibilmente a fine anno, ma con molti – forse troppi – cambiamenti. Kevin Spacey non sarà più il protagonista, estromesso dalla serie dopo le accuse di molestie, e ora tutto passa nelle mani di Robin Wright che diventa la main character della serie.

House of Cards si accommiata dal pubblico in punta di piedi dopo che, negli ultimi cinque anni, ha regalato intrighi e perle di saggezza sul mondo politico americano. In pochi però sono a conoscenza del fatto che, l’House of Cards di Netflix, è un remake dell’omonima miserie tv inglese di grande successo in Inghilterra a metà degli anni ’90. A sua volta è ispirata a libro di Michael Dobbs, disponibile anche qui in Italia.

We’re just getting started.

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L’adattamento inglese, ora su Netflix, è datato 1995 e fa parte di una trilogia che offre una visione chiara, esplicita e teatrale della politica del’oltremanica. E’ ambientato dopo l’uragano Tatcher fra i salotti dei Lords e della City in un periodo di grande fermento per il popolo britannico. Protagonista è Francis Urqhuart, l’archetipo di Frank Underwood, che è il leader del partito conservatore, giunto alla fase finale della sua carriera, con l’intenzione di lasciare un segno indelebile all’interno della politica britannica. E con questo incipit prende forma una storia dissacrante, acida e falsamente perbenista, che alza il velo sui giochi di potere, gli intrighi e i colpi bassi che avvengono tra le camere più segrete della politica inglese.

L’House of Cards britannico è decisamente più aspro, più irruento, ancora più pungente rispetto a quello americano. Vuoi per una regia dinamica e spericolata o per i temi che venngono trattati, le vicende personali sono sullo sfondo, l’esperimento inglese lascia comunque il segno. Soprattutto perché alcune vicende sono ispirate a fatti realmente accaduti. L’autore del libro a cui poi si è ispirata la serie, è stato uno dei consiglieri della Tatcher e capo dello staff del partito conservatore, quindi testimone di tutti i giochi politici più importanti. Tre sono state le stagioni prodotte, la prima dal titolo House of Cards e le successive sono To Play the King e Final Cut.

L’adattamento americano ovviamente prende le distanze dal cugino britannico, non solo perché regala più spazio alla moglie di Underwood e ad altri personaggi, ma perché costruisce un puzzle di eventi che esula dalla politica ma che sfiora tutte le tematiche più care al popolo americano. Nell’ultima stagione però cambiano le regole, sperando che il finale possa rendere giustizia ad una serie dal grande appeal.