"I fiori del male" raccontano il gioco mortale del caso Calvi

L'Avamposto Teatro in scena con le musiche di Martina Angelucci

«Calvi fu suicidato». La Repubblica, 25 ottobre 2002. Sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, il corpo risultava impiccato. La giustizia inglese volle archiviare subito; quella italiana ribaltò le conclusioni dell'indagine troppo affrettate, provando il decesso del banchiere prima del contatto con la corda. L'impiccagione avvenne senza «evidente stato di vitalità». Scompare una borsa piena di documenti ed entrano in scena protagonisti del calibro di Licio Gelli, Flavio Carboni, Sindona, Calò, la banda della Magliana. A raccontare delle vicende controverse del Banco Ambrosiano e delle cause della morte di Calvi, una giovane compagnia di teatro, molto ben diretta, presente al Fringe Festival di Roma. Il gruppo si chiama Avamposto Teatro, lo spettacolo è I fiori del male e gli attori sono in ordine di apparizione: Valentina Arena, Andrea Bonella, Rosario D'Angelo. Il regista e autore del testo, un ragazzo napoletano di grande talento: Davide Sacco. La scena è bianca, appena squarciata da una vistosa, tragica, traccia di vernice rosso sangue. Il «giuoco» del teatro parla di giochi troppo grandi per noi, spettatori inerti con poca memoria e funzionari onesti come Giorgio Ambrosoli. L'avvocato Ambrosoli, nominato dalla Banca d'Italia commissario liquidatore della fallita Banca Privata Italiana di Michele Sindona, ricostruisce il sistema di «scatole cinesi» finanziarie realizzato in maniera fraudolenta dal potentissimo avvocato Sindona. Nella sua opera, Ambrosoli si sottrae a pressioni intimidatorie intese a sospenderne l'opera di salvaguardia dei creditori e dello Stato. Quando verrà raggiunto dal killer, Ambrosoli avrà quarantasei anni. Aleggia in controluce l'ombra possente di quell'arcivescovo americano che aveva detto: «Non si comanda la Chiesa con le Ave Maria». Il Cardinal Marcinkus. In queste complicate operazioni bancarie si parla sempre di Marcinkus. Uno scenario da film (da vedere oltre al Padrino secondo e terzo anche il film Il banchiere di Dio diretto da Giuseppe Ferrara con un grande Omero Antonutti), scenario di finzione confermato nella realtà da una sentenza del 2002. Gli attori dello spettacolo, per un'ora, con l'ausilio delle musiche di Martina Angelucci, inchiodano l'attenzione degli spettatori su quei fatti complicatissimi, quegli intricati gangli statali, militari, vaticani, come in una ballata civile brechtiana tutta intrisa di IOR, Servizi, gruppi di potere; in una parola: misteri. O segreti?