I Led Zeppelin fanno testamento

La band pubblica "Celebration Day", il concerto della reunion 2007. E ne approfittano per dire che il futuro è il gruppo folk "Mumford & Sons"

Londra - Sì, tutti e tre uno di fianco all'altro: Robert Plant (imbolsito e barba incolta), John Paul Jones (marziano come al solito) e Jimmy Page (tiratissimo con capelli bianchi raccolti in un codino). Qui, a pochi passi da Piccadilly. I Led Zeppelin, signori: Stairway to heaven e Whole lotta love, rock e blues e folk mischiati come nessun altro, 300 milioni di dischi venduti e un'eredità incalcolabile perché sono l'unica grandissima rock band che abbia fissato nel tempo la propria credibilità. I Led Zeppelin sono oggi quello che erano il 25 settembre di 32 anni fa (toh, la coincidenza di tempi) quando il batterista John Bonham è stato schiantato dagli eccessi e loro hanno subito detto addio: mai più riformati, sempre più credibili. Eggià. Torneranno a suonare insieme? Vedrete tra poco come hanno risposto ieri. Alla Led Zeppelin, si direbbe, il gruppo che Rolling Stone ha definito «il più potente della storia» ma che la stampa inglese ha sempre considerato il più sibillino e odioso prima di conoscere gli Oasis.
In ogni caso, dopo essersi ritrovati qui e là al massimo per mezzoretta (al Live Aid, ad esempio), il 10 dicembre del 2007 gli Zep hanno suonato un concerto intero alla O2 Arena a mezzora di metropolitana da qui. Concerto favoloso già al secondo accordo dell'iniziale Good times bad times. Concerto che è entrato nel Guinness per la “maggior richiesta di biglietti”: per capirci, venti milioni in due giorni. «Dopo c'è stato un megaparty con tutti i vip ma ho preferito evitare» ha detto Page, abituato per decenni a non dire mai di no. «Quella sera mi sentivo su di un altro pianeta», ha invece confermato Robert Plant, che ha sempre una voce pazzesca anche se di un tono più bassa, annunciando la pubblicazione di quel concerto con il titolo di Celebration day che si rivelerà probabilmente la più gigantesca operazione musicale di questo pianeta: film, dvd, cd, blu ray, vinile, edizione digitale, tutti insieme dopo cinque anni che, come incontestabilmente dice John Paul Jones «per i Led Zeppelin sono come cinque minuti». Il film del concerto (due ore viste ieri in anteprima: incisivi i suoni, grande colore, un po' troppo vintage la regia) sarà proiettato il 17 ottobre contemporaneamente in oltre quaranta nazioni. E, da quando è stato annunciato, i cinema si sono messi in coda: in Italia sono già 155, ci si può aggiornare su www.nexodigital.it e su www.ledzeppelin.com e il trailer è stato già visto da quasi mezzo milione di persone su Facebook solo in Italia. Poi il 20 novembre arriverà tutto definitivamente nei negozi o in rete. Sarà il “celebration day” ebbene sì. Parliamoci chiaro: un successo clamoroso per una band che ha pubblicato l'ultimo disco di inediti trent'anni esatti fa (il così così Coda) e che in trentatre anni ha suonato un solo concerto. Oggi la musica è meno duratura, vero? «Quando abbiamo iniziato a fine anni '60 – spiegano più o meno tutti e tre – volevamo solo suonare, non avevamo un plotone di manager e non sembravano, come ora sembrano le rockstar, degli allenatori di calcio che vanno in tv con gli sponsor alle spalle. Sì, ci siamo divertiti di più anche perché, a ogni angolo che giravamo, trovavamo un genere di musica nuovo da esplorare». In fondo, spiega Jones, «nessuno ha la magia che avevamo noi allora, una band che viveva tutto il giorno insieme». Anzi no, corregge Plant, «i Mumford & Sons sono molto bravi e cresceranno bene». Per chi non lo sapesse, sono un quartetto inglese di folk rock che da oggi aumenterà le vendite del mille per cento. Ma è difficile, e mica solo per una questione di talento, che qualche altra band riesca a diventare come i Led Zeppelin. «La prima volta che ci siamo riuniti prima dello show alla O2 abbiamo suonato un brano dall'album Houses of the holy del 1973. Ma le nostre esecuzioni cambiavano già nel 1973, figurarsi oggi». Appunto. Qualche anno fa loro, i multimilionari Led Zeppelin hanno rifiutato 250 milioni di dollari per fare un tour mondiale dal successo mostruosamente sicuro. Rifiuteranno ancora, pare. Ieri prima hanno scherzato con una giornalista (italiana). Poi hanno – per bocca di Jimmy Page – confermato che questo film/cd/dvd/ecc. è «una parte del nostro testamento». Forse suoneranno ancora, ma en passant. Di sicuro i Led Zeppelin sono fuori dal mercato e non andranno mai più in tour. E fanno bene. Se non altro perché, a dirla tutta, ancora oggi non ci sono quattro rockettari che dal vivo suonino così bene insieme senza fartelo neanche pesare.

Il 10 dicembre del 2007 i Led Zeppelin in concerto a Londra
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Commenti

ilariochka

Sab, 22/09/2012 - 11:34

Meglio così.