I "ragazzi di Google"? Più depressi e più isolati

Una volta la gioventù era un periodo di «struggimento», oggi spesso di comportamenti deviati

Mai come di questi tempi l'adolescenza è tornata sotto i riflettori: non si tratta più di quello «struggimento» esistenziale raccontato in tanti romanzi e film di non trovarsi al posto giusto nel mondo tipico dell'universo di quell'età - ma di un fenomeno che sta vivendo sempre più la propria deriva: comportamenti deviati - la perdita di coscienza attraverso l'abuso di alcool e di droghe, violenza, bullismo - che non riguardano più soltanto i «ragazzi di vita» descritti da Pasolini. Non si tratta più soltanto dei figli delle classi più disagiate, anzi: spesso sono i ragazzi della borghesia, anche per colpa di una realtà sempre più (im)mediata da modelli televisivi e vite quasi unicamente da esporre sui social network, a essere al centro del disagio.

Claudio Mencacci psichiatra, per anni Presidente della Società di Psichiatria, che oggi dirige il Dipartimento di Salute Mentale e Neuroscienze all'ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano - racconta l'adolescenza di una generazione che sembra non aver più nulla di generazionale: Mencacci, insieme con lo psichiatra Giovanni Migliarese, ha da poco pubblicato un libro sull'argomento: Quando tutto cambia. La salute mentale in adolescenza (Pacini editore, pagg. 244, euro 18). Con interventi di psichiatri impegnati da anni su questo fronte - Giancarlo Cerveri, Chiara di Genova, Filippo Dragogna, Camilla Gesi, Anna Omboni, Yacob Reibman, Virginio Salvi e Viviana Venturi - questo saggio affronta tutti i temi più scottanti relativi a questa età cruciale. E ogni capitolo è introdotto da citazioni letterarie che permettono subito di inquadrare l'argomento: da Proust a Philip Dick, da Italo Calvino a Francis Scott Fitgerald queste epigrafi consentono al lettore di esplorare un saggio che ha il raro merito di coniugare a un rigore altamente scientifico una prosa accessibile a tutti i lettori.

Mencacci e i coautori non si nascondono dietro un facile accademismo, ma riescono a scrivere un libro sia per i genitori, che per i ragazzi che per altri studiosi. Compito non facile anche perché anche attraverso studi internazionali analizzano come negli ultimi quarant'anni documentati da un'ampia bibliografia che chiude il volume - il comportamento degli adolescenti oggi sia drasticamente cambiato: più isolati, più depressi e molto meno inseriti a scuola o al lavoro. «Dall'età di Google che sta cambiando il nostro cervello» (da notare: sia dei più giovani che dei genitori) ai disturbi del sonno ad altre malattie correlate. Una lettura davvero consigliata a tutti perché, come ha scritto Philip Roth «Si è giovani una volta sola, ma si può essere immaturi per sempre».