Intellettuali? Fa rima con criminali

Gli scritti del sindacalista rivoluzionario Édouard Berth mostrano le radici del populismo

La polemica sul ruolo delle élite intellettuali, dei competenti, delle giurie di qualità non è una novità dell'ultima ora e non è stata scatenata soltanto dalla destra populista. A inizio Novecento, l'Europa era popolata da figure poco assimilabili ai nostri schemi politici. Édouard Berth (1875-1939) era un sindacalista rivoluzionario, per fare un nome italiano possiamo accomunarlo (alla lontana ma non troppo) ad Alceste de Ambris, coautore con Gabriele d'Annunzio della Carta del Carnaro.

Anche Berth ha percorso un tragitto fuori dagli schemi. Marxista di formazione e ammiratore di Proudhon sogna un socialismo eroico, vitalista e antistatalista. Lungo la strada trova alleati sulle prime impensabili. Nel 1909 si avvicina all'Action Française di Charles Maurras, organizzazione monarchica e reazionaria. Ma tutto sommato si può capire questo momentaneo accordo. Nel mirino di Berth e di Maurras c'è la borghesia mercantile. Entrambi rimpiangono, per alcuni versi, l'Ancien Régime, con la sua aristocrazia guerriera pronta a combattere per il popolo. Berth odia anche la classe dei chierici, gli intellettuali, i giullari del potere. Un mondo parassitario, che cerca di dare un'anima ai suoi padroni della borghesia, perfino quando dice di voler sovvertire lo Stato. Dietro all'ordine sociale generato dalla Rivoluzione francese c'è lo Stato, sempre più invadente. La democrazia offre soltanto l'illusione della libertà. Chi volesse approfondire, può ora avvalersi degli scritti di Berth antologizzati ne I crimini degli intellettuali (traduzione e curatela di Andrea Vannicelli, introduzione di Lorenzo Vitelli, con una lettera di Georges Sorel, edizioni GOG, pagg. 250, euro 16).

Nella acuta introduzione, Lorenzo Vitelli mette in luce il rapporto tra il sindacalismo rivoluzionario, l'autoritarismo e il populismo. Berth fu immediatamente anti-fascista e appoggiò il comunismo in questa chiave, continuando però ad attaccare le degenerazioni del socialismo reale. Anche l'associazione con le odierne forme di populismo (Lega e Movimento 5 stelle) è discutibile. Le bordate di Berth rispondono al fine ultimo di liberare l'uomo da ogni mito, incluso quello dell'intellettualismo. Il populismo senz'altro si serve di un anti-intellettualismo che può avere una duplice natura: giacobina a colpi di giustizialismo in nome del popolo cui si attribuiscono la più alte qualità morali; identitario se convoglia il malessere della società contro i falsi miti del progresso e della globalizzazione. Entrambe le tipologie possono essere ottimi strumenti di propaganda. Ma sono pessimi strumenti di governo perché smascherano l'ipocrisia ma mancano di una vera proposta culturale.