Jay Z, Madonna, Coldplay Ora le star vendono musica

Il rapper/manager lancia in 35 paesi il colosso «Tidal» la piattaforma di «streaming» che sfida Spotify «Nasce una nuova era». E cambiano le regole del pop

Ora il pop si fa duro. Prima la crisi della discografia. Poi l'arrivo del download da internet (vedi iTunes ). Infine lo streaming, il vero colpo di scena degli ultimi anni con Spotify (15 milioni di utenti), Deezer e altre piattaforme come Google Play . Ora arriva Tidal , una specie di mutuo soccorso delle popstar che negli ultimi anni si sono spesso lamentate, e qualche volta addirittura sottratte, alla tagliola dello streaming: molti più ascolti, molti meno guadagni.

Per riassumere basta una dichiarazione di Ringo Starr, non certo il primo degli esordienti, l'altro giorno alla Reuters : «Il tuo disco viene ascoltato diciassette milioni di volte e in cambio ricevi un assegno da dodici dollari: c'è qualcosa che non quadra». L'altra sera a New York, lo Steve Jobs della musica popolare, ossia Jay Z, ha presentato la sua nuova creatura, una corazzata dello streaming che lui rilancia oggi dopo aver acquistato la società madre Aspiro mesi fa per 60 milioni di euro. E il progetto senza dubbio creerà qualche mal di pancia a tutti gli altri operatori del mercato, dalla discografia in giù. Intanto perché i 16 soggetti coinvolti (ciascuno proprietario del 3%) sono tutti o quasi ultramegapopstar, da Beyoncé a Chris Martin dei Coldplay a Rihanna, Nicki Minaj e Madonna, che ha firmato il contratto dopo essersi maliziosamente sdraiata sul tavolo, e concederanno in cambio una serie di produzioni esclusive. O le trovi su Tidal oppure nisba. Poi conta il catalogo, che al momento conta 25 milioni di brani e 75mila video, non proprio robetta. E infine ci sono i costi dell'abbonamento, che sono competitivi: 19,99 euro al mese per ascolti in alta qualità e 9,99 (identica a Spotify ) per quella in qualità standard. Insomma il quarto stato del pop ora si presenta così: unito. E pazienza se per ora gli abbonati sono molti meno, ossia all'incirca mezzo milione.

È ovvio che Tidal spariglia le carte già sparigliate del settore musicale. Intanto ciascuno dei «capi» della piattaforma è già da solo una mostruosa macchina promozionale: da Kanye West ai Daft Punk (per citare altri due azionisti) tutti hanno un appeal planetario su di una enorme quantità di pubblico che è sempre meno conservatore.

Per capirci, il passaggio dal vinile al compact disc è stato lentissimo, quello dal cd all'mp3 soltanto lento ma quello dal download allo streaming è stato pressoché istantaneo. Non c'è più la fidelizzazione del mezzo, rimane quella all'artista. E non a caso tutti gli artisti popular , senza distinzione di genere, stanno diventando «brand» autonomi e autogestiti, da Jay Z (che è pure il più ricco di tutti) a Jack White (che dopotutto è il più alternative dei famosi). Infine, parliamoci chiaro, a coagulare gli intenti di Tidal c'è un diffuso mal contento che molti hanno espresso pubblicamente e qualcuno, come Taylor Swift ha messo in pratica: l'anno scorso ha tolto tutto il suo repertorio da Spotify , repertorio che ora si trova su Tidal (a eccezione dell'ultimo disco 1989 ).

«Nasce una nuova era», ha detto un po' ottimisticamente Jay Z che almeno si è tenuto alla larga da citazioni lievemente esagerate come quella di Alicia Keys, chiaramente presa da Nietzsche: «Senza la musica la vita sarebbe un errore». Forse sarebbe stato più opportuno dire, senza troppi giri di parole, che ogni brano musicale merita una ricompensa adeguata anche economicamente al gradimento del mercato. A proposito: Tidal, che non avrà release gratuite, è già disponibile in 35 paesi e lo sarà presto in tanti altri, a dimostrazione che non è soltanto il vezzo estemporaneo di qualche vorace celebrità a caccia di denaro. Anzi, è un'iniziativa che conferma la fluidità del mercato musicale e, soprattutto, la intraprendente genialità di Jay Z, uno dei pochi che davvero è stato in grado finora di rimanere «hungry and foolish», affamati e curiosi, proprio come chiedeva Steve Jobs.

Sono i brani che Tidal mette già a disposizione degli abbonati. In più ci sono 75mila video

Le superstar che finanziano «Tidal», da Usher a Daft Punk ad Alicia Keys fino

a Rihanna e Nicki Minaj