Lucio Dalla inedito, un clarinetto che suona puro jazz

Ecco i brani incisi tra gli anni '60 e '80 con l'orchestra in cui militava anche Avati

Quante ne sono successe - e quante ne succedono ancora - in quella cantina di Bologna... Ci sono andate a suonare negli anni d'oro pure leggende come Louis Armstrong e Duke Ellington per esibirsi con gli amici della Rheno Dixieland Band, poi trasformatasi in Doctor Dixie Jazz Band. Chi li conosce? Si domanderà qualcuno... A parte che l'anno prossimo festeggerà i sessantacinque anni di attività, la band dal 1960 aveva al clarinetto - al fianco di Pupi Avati - il glorioso Lucio Dalla da sempre eclettico appassionato e suonatore di jazz.

Ora, per ricordare il Lucio Dalla jazzman di rango, esce il doppio album Lucio Dalla Doctor Dixie Jazz Band. Jazz primo amore che celebra le gesta della band e del cantautore dal 1960 al 2012. Il 16 aprile di quell'anno infatti l'orchestra avrebbe dovuto festeggiare i sessant'anni di attività con un concerto all'Europauditorium di Bologna, ma il primo marzo arrivò la notizia che Lucio era stato stroncato da un infarto a Montreux, mentre appunto partecipava al prestigioso festival del jazz di quella città. Furono proprio Pupi Avati e Nando Giardina (scomparso lo scorso anno) a portare nell'orchestra quel ragazzino. Giardina ricorda nelle note dell'album: «Checco Coniglio, Franco Franchini e Luigi Nasalvi, come anche Maurizio Majorana e Giuliano Preda, nel marzo 1960 rimasero leggermente perplessi alla vista di quel cinno (che in dialetto bolognese significa ragazzino) irsuto e cicciottello che proposi come secondo clarinetto della Rheno Dixieland Band durante una delle innumerevoli prove del gruppo in partenza per la Francia». Una band coi controfiocchi, che infatti in luglio vince ad Antibes il Primo Festival Europeo del Jazz! «Era un mostro di tecnica e di bravura - ricorda Luigi Barion, produttore dell'album - aveva uno stile differente da chiunque altro, è diventato un grande cantautore ma non perdeva l'occasione di tornare con noi per riprendere il suo vecchio amore. In quella cantina succedeva di tutto, ricordo jam session formidabili e in autunno pubblicheremo un album con Lucio che suona in versione jazz i classici natalizi e un altro dove sarà in compagnia di Armstrong, Ellington, Paolo Conte, Johnny Dorellim tutti frequentatori di quel buco che il venerdì sera era ed è ancor oggi aperto al pubblico». È emozionante sentire il clarinetto di Dalla danzare nel repertorio più vasto della tradizione americana affrontando con calore lo swing di The Sheik of Araby o del cavallo di battaglia di Benny Goodman Flying Home per passare al classic blues di 2:19 Blues (versione da brividi) della antica e misconosciuta cantante Manie Desdumes.

Dalla canta anche, con la sua voce impudica si dedica all'improvvisazione vocale e allo scat (che poi porterà anche nella canzone d'autore) e a vocalizzi vibranti come in back O' Town Blues di Armstrong o in Georgia On My Mind di Hoagy Carmichael (celeberrima la versione di Ray Charles). «È un tributo fatto con amore e per amore - dice Barion - perché se si guardasse al portafoglio non si inciderebbero cose del genere, il jazz non vende in Italia. Nella band (e nel disco) hanno militato anche altri gloriosi artisti del jazz italiano come Hengel Gualdi. A tutto swing dunque e a ritmo blues con altri classici come I've Found a New Baby, Jeep's Blues e C Jam Blues di Duke Ellington. La band cambia continuamente elementi ma è sempre la stessa musica e si sente il dominio del gruppo e di Dalla su tutti i generi e gli stili. Un excursus sonoro divertito, divertente ma di grande classe e di grande coinvolgimento come swing comanda. I brani appartengono a diverse epoche ma il disco ha un'incredibile coesione sonora. Sembra un concerto unico eppure copre quarant'anni di carriera della band. Ci sono anche molte curiosità, tipo la versione commovente del classico natalizio Adeste fideles cantata da Dalla in modo particolarmente ispirato. Del resto lui era molto religioso e non mancava mai di ripeterci: «Non preoccuparti della morte, è solo la fine del primo tempo», ricordando così anche la sua incredibile passione per il basket.

C'è anche l'inedita Listen, scritta da Giardina per ricordare il cantautore-jazzmen e alcune chicche come la versione italiana di Personality, una lettura incredibile e inedita di Piazza Grande e di Tintarella di luna e le ispirate WHite Christmas e Jingle Bells in versioni per nulla banali.

Jazz, primo amore è un album da non perdere per i fan di Dalla e per gli appassionati italiani di vecchio jazz e blues; come si chiudono le note di copertina: «A nome di tutti noi, Ciao Lucio, caro amico purtroppo lontano».

Commenti
Ritratto di Italia Nostra

Italia Nostra

Mar, 11/04/2017 - 08:55

Ho già il disco da qualche anno (sotto titolo differente) e debbo dire che effettivamente Dalla si difende benissimo al clarinetto e mostra una conoscenza musicale superiore ai quattro gatti del pop italiano. Nelle sue canzoni non c'è mai nulla di banale e l'influenza del jazz si sente ovunque. Detto questo ha fatto benissimo a darsi alla canzone dove ha potuto esprimere di più che nel jazz dove, tra l'altro, gruppi come Dutch Swing College Band hanno dei clarinettisti di assoluto rilievo (ascoltate i due clarinetti in China Boy versione su disco poi ne riparliamo).