L'ultimo swing di Gaslini inventore del jazz italiano

Era noto in tutto il mondo per la colonna sonora di «Profondo rosso» Teorico della musica totale, ha scritto anche sinfonie, opere e balletti

È difficile, per me, scrivere della scomparsa di Giorgio Gaslini senza essere fuorviato da cinquant'anni di amicizia ben oltre la musica. Era un personaggio non facile, questo è risaputo, con un ego molto forte che egli stesso ammetteva, ma aveva molte ragioni per essere così. Da giovane era stato un collezionista di diplomi musicali, non ricordo più se cinque o sei, e la sua passione per la musica afro-americana gli aveva fatto trasferire le sue esigenze di rigore e di ordine in quello che tuttora, impropriamente, viene chiamato jazz. Correvano gli anni cinquanta del secolo scorso, un periodo ancora pionieristico per l'Italia in questa materia, e già Gaslini teorizzava e componeva musica prefigurando quanto sarebbe accaduto dopo. Parlava di «musica totale», cioè di un'arte dei suoni che avrebbe accostato espressioni di differenti provenienze come: la musica popolare di paesi diversi e la musica classica e contemporanea europea e non solo. E così componeva, suonava il pianoforte con singolare originalità di stile e dirigeva i suoi piccoli complessi e le sue orchestre. Un pubblico molto più ampio di quello del jazz ne ebbe una delle prime prove nel film La Notte (1960) di Michelangelo Antonioni dove il grande regista, anziché affidare a Gaslini soltanto la colonna sonora, volle che il quartetto del maestro partecipasse al film inventando la musica di volta in volta, anticipandogli quanto sarebbe accaduto. Se ne ricordò bene Gaslini il 29 febbraio 2008, quando il Teatro Dal Verme di Milano, la sua amata città natale, gli dedicò una serata importante che lui occupò per intero con intere sequenze del film e con la prima assoluta della suite Fonte Funda, una delle sue numerose opere di forma non piccola e già per questo insolite nell'àmbito della musica afro-americana...

Ha suonato in tutto il mondo come pochi altri compositori - esecutori. Con inevitabile approssimazione contava circa quattromila concerti. Una volta disse di essersi accorto per caso (ecco qui l'ego di cui sopra) di ritornare a casa da una lunga tournée dalla parte opposta del globo, e quindi di averne fatto il giro. Ha inciso una quantità incredibile di dischi in solo (perfino di canzoni), in gruppi vari, quasi sempre esplorando e sperimentando in ogni direzione possibile: fondamentale è, nel 1957, la partitura di Tempo e Relazione op.12 , considerata una delle prime opere di jazz, o forse la prima, di stampo dodecafonico.

Altrettanto rilevante è il lavoro di Gaslini come insegnante, soprattutto negli anni settanta presso il Conservatorio di Santa Cecilia in Roma (dove ebbe l'intuizione del genio precoce del giovanissimo sassofonista Massimo Urbani, poi purtroppo prematuramente scomparso) e nel decennio seguente presso il Conservatorio Verdi di Milano. Fu l'apertura all'insegnamento del jazz, prima assolutamente ignorato, in altri conservatori, e quindi alla possibilità di emergere a una nuova generazione di musicisti che avrebbe lasciato un'impronta assai notevole sulla scena italiana ed europea. Non dimentichiamo che trent'anni fa, qualche osservatore ingeneroso poteva scrivere che «in Italia si suona il jazz peggiore d'Europa», mentre oggi il jazz del Belpaese è considerato fra i migliori del mondo ed è in continua espansione anche sotto il profilo numerico.

Tre sono già adesso i libri che hanno raccontato la vita e l'arte musicale di Gaslini. Così Adriano Bassi in Giorgio Gaslini, vita, lotte, opere di un protagonista della musica contemporanea (Muzzio Editore 1986); Davide Ielmini in un libro-intervista con Gaslini intitolato al nome del maestro (Zecchini 2009): e Lucrezia de Domizio Durini in Gaslini, lo sciamano del jazz (Silvana 2009). Di recente Marco Losavio ha scritto di lui queste righe che chiunque può condividere: «L'opera di Giorgio Gaslini può senza dubbio considerarsi enciclopedica non solo per numerosità (circa cento album e migliaia di concerti in tutto il mondo) ma soprattutto per importanza nel patrimonio culturale del jazz europeo. Il suo lavoro, mirato alla fusione fra musica jazz e musica classica, ha offerto vere e proprie pietre miliari che ascoltate ora offrono ancora innumerevoli spunti verso un approccio contemporaneo praticamente immortale (…). Gaslini non solo ha segnato un'intera epoca del jazz di casa nostra, ma ha anche assunto quel ruolo, esattamente come è riconosciuto a Miles Davis, di vero incubatore dei talenti nostrani».