Malofeev, pianoforte del nuovo millennio

Quando Alexander Malofeev è apparso sul palcoscenico della Scala, sembrava avere meno anni di quanti denunciasse la sua anagrafe ufficiale: nato a Mosca nel 2001. Corpo di taglia ancora adolescenziale e viso implume da cherubo biondo. Le mani invece, grandi, magnifiche, impressionanti: sembravano quelle di un'altra forma vivente innestate per magia. Quando Malofeev ha attaccato i primi accordi, impacciato, contratto, bloccato, il teen ager moscovita sembrava davanti al primo concerto di Cjaikovskij Davide contro il gigante Golia. Poi ha cominciato subito a prendere le misure e a mostrare di quale pasta tecnica e di quale maturità era fatto, lasciando il pubblico ammirato per la precisione e la bellezza del suono. Qualità che risultavano ancor più evidenti se paragonate alla fiacchezza e alle non rare imprecisioni orchestrali, la Filarmonica della Scala era diretta da Valerij Gergiev. Esaurita la gratitudine al direttore russo per aver fatto da chaperon a un simile artista in erba (per i credenti è una manifestazione dell'esistenza di Dio), stendiamo un velo sulla concertazione che pareva improvvisata alla bisogna. Nelle cadenze solistiche Malofeev ha mostrato una naturale propensione per la ricchezza sonora e tecnica di Liszt e dei francesi moderni. Un'attitudine confermata dai bis: una trascrizione stupenda dell'apoteosi dello Schiaccianoci di Cjaikovskij e Gaspard de la nuit di Ravel. Se le sirene e i pericoli del successo non lo distrarranno, il pianoforte del nuovo millennio ha già un nuovo profeta.