Matteo Fontana, la scienza non è un mostro

Uno psichiatra, il dottor David W. Mills, decide di pubblicare gli appunti di un suo paziente affetto da amnesia

Un espediente narrativo molto antico nella storia del romanzo è quello del manoscritto ritrovato, inizia già con Cervantes e arriva fino a Manzoni e oltre. Fino all'appena uscito romanzo di Matteo Fontana Il veleno dei ricordi (Feltrinelli), dove uno psichiatra, il dottor David W. Mills, decide di pubblicare gli appunti di un suo paziente affetto da amnesia.

Ma l'autore mescola diversi riferimenti letterari: il tentativo del paziente di recupero della memoria richiama a molti testi di casi psichiatrici (si pensi ai libri di Oliver Sacks), la vicenda si svolge in uno scenario post-nucleare (il protagonista è rimasto vittima dell'esplosione del reattore di Chernobyl), la riflessione ossessiva sul tempo e sull'identità richiama idee di Marcel Proust (citato esplicitamente alla fine).

Il difetto dell'espediente del manoscritto ritrovato, se non sei Cervantes o Manzoni, è che ti svincola completamente da una tenuta romanzesca, per cui la lettura si trascina insieme alle elucubrazioni del protagonista radioattivo. Un merito di Fontana (che mi ha spinto a leggerlo) è l'essersi documentato sulla fisica, mentre la maggior parte degli scrittori ignora la scienza. Si parla molto di atomi e di particelle, sebbene a volte un po' scorrettamente, come in questo passaggio: «Ho sempre pensato che la struttura atomica sia applicabile, come modello descrittivo, anche su scala più grande. Nell'atomo, attorno al nucleo formato da protoni e neutroni, ruota un numero variabile di elettroni, come pianeti attorno ai loro Soli, nei miliardi di Sistemi Solari che l'universo conta». In realtà il modello atomico simile a un sistema planetario è quello di Ernest Rutherford, superato dal concetto di orbitale atomico (gli elettroni non compiono delle vere e proprie orbite, e non è possibile definire l'orbita di un elettrone come definiamo quella della Luna intorno alla Terra).

Inoltre, a differenza del romanzo scientifico più entusiasmante degli ultimi anni, Origin di Dan Brown, dove viene usata la scienza per aprire nuovi scenari e senza retorica, qui c'è una visione di fondo che contrappone la natura al mostro della Centrale nucleare. Visione dichiarata d'altra parte sullo stesso risvolto di copertina: «Matteo Fontana prende il disastro più tragico di tutti i tempi e ne estrae il nucleo fondamentale: il tradimento nei confronti della natura, degli uomini e delle loro relazioni, di se stessi». Tuttavia piacerebbe molto a ambientalisti e grillini. Se solo leggessero, Fontana andrebbe dritto in classifica.