Milano celebra Bettinelli con una via

«Noi siamo la nostra memoria, noi siamo questo museo chimerico di forme incostanti, questo mucchio di specchi rotti», diceva Borges. Quando i frammenti si ricompongono in alcuni momenti della nostra vita, quella memoria afferrata, anche per un attimo, ci riscalda il cuore. Così alla notizia che mercoledì prossimo una targa marmorea sarà scoperta a Milano, in via Giuseppe Compagnoni 7, ricordando al viandante che Bruno Bettinelli (1913-2004), «illustre maestro e compositore» colà visse «dal 1964 al 2004.» Targa sobria e asciutta come l'indimenticato musicista che coniugò con raro equilibrio e ambrosiana probità insegnamento e composizione, scrivendo musica che sapeva «comunicare un'emozione, una tensione - non sciocchi sentimentalismi e descrittivismi dilettanteschi», altrimenti «alla lunga» diventa «ripetitiva e noiosa, e la noia è la grande nemica dell'arte». Un Maestro il cui insegnamento Riccardo Muti ricorda sempre con affetto e riconoscenza, avendolo avuto docente di armonia, contrappunto e strumentazione al Conservatorio di Milano. Felice di questo riconoscimento, Muti ha voluto gentilmente ricordarci che nel Maestro Bruno Bettinelli conobbe «grande umanità e apertura mentale verso tutti gli esperimenti musicali che allora fiorivano e che ci faceva conoscere, anche quando non ne condivideva la proposta artistica. Per me e per gli altri allievi che ha avuto, fra i quali amo ricordare Azio Corghi, Armando Gentilucci, Francesco Degrada e Bruno Canino, è stato non solo un grande docente, ma anche un tenero padre.»