"È il mio disco più sincero. Twitter? Mi diverte"

L'artista inglese pubblica «Once upon a mind» e arriva in Italia: «I social cambiano le persone»

Il bello di essere James Blunt è che può fare musica in santa pace. Dopo 23 milioni di dischi venduti e un brano (You're beautiful) tra i più suonati ai matrimoni di tutto il mondo, questo ex capitano della Household Cavalry inglese ha finalmente raggiunto l'equilibrio giusto per un artista creativo. A 45 anni vive a Ibiza in una villa da oltre 2 milioni di euro e porta con sé ricordi enormi come quando ha montato di guardia ai funerali della Regina Madre nel 2002 oppure quando è stato il primo ufficiale a entrare a Pristina durante la guerra civile jugoslava. Ma soprattutto è una popstar con libertà d'azione, ossia può prendersi il tempo per la propria musica. Non a caso, il suo nuovo disco Once upon a mind ha una leggerezza complessa, un senso di pop folk rilassante che, in effetti, lui non ha mai raggiunto così bene. «In realtà non mi sono mica preso così tanto tempo, sai?», spiega in fretta e furia di passaggio a Milano.

Eppure non si direbbe, caro James Blunt.

«Per me in realtà il tempo di registrazione non è stato così dilatato come sembra. Il mio ultimo tour è andato avanti per 18 mesi, ha girato tutto il mondo e alla fine mi sono anche dovuto riposare un po'».

Avrà anche riflettuto. Di solito il rientro dai tour è il momento migliore per farlo.

«In effetti il tour ti porta a trascorrere tanto tempo in totale solitudine. E ti senti spesso isolato e solo».

Forse per questo lei è molto attivo sui social, specialmente Twitter dove la seguono in quasi due milioni.

«Mi diverto, specialmente quando non ho nulla da fare».

Si è specializzato in risposte taglienti. Esempio. Uno scrive che sta aspettando Bruce Springsteen «ma devo ancora ascoltare James fucking Blunt». E lei risponde: «Hai quello che ti meriti». Autentico humour inglese.

«Dopo 15 anni la mia interazione con il pubblico è bella. Ma io sono meglio dal vivo (ride - ndr). I social come Twitter mi hanno dato la possibilità di interagire con tantissime persone. Ma mi hanno fornito anche un elemento in più per capirle. Spesso una persona, se ti vede in faccia, non ti direbbe le stesse cose che ti dice in un tweet. In ogni caso mi sono sempre divertito a rispondere sui social, tanto più quando non ho nulla da fare...».

Però la pressione mediatica può diventare condizionante.

«In effetti l'attenzione dei media in generale può rendere difficile la scrittura di una canzone in modo onesto e sincero».

Ossia?

«Ti può condizionare. Ma è qualcosa che non accade più».

Perché?

«Dopo quindici anni di carriera mi sono accorto che c'è qualcosa di più importante del successo».

Lo ha fatto anche prima. Non a caso vive a Ibiza.

«È anche la mia base lavorativa. Ad esempio qualche anno fa il brano 1973 è stato mixato proprio a Ibiza. Ma non è il luogo in cui vivi, ma il modo in cui vivi a fare la differenza. Non a caso, Once upon a mind è il mio disco più onesto».

Spieghi meglio.

«Stavolta non ho scritto canzoni per il pubblico ma per il gusto vero e sincero di scrivere canzoni. Ci metto tanto tempo? Sì io sento il bisogno di essere perfetto».

Stavolta come è andata?

«L'altro giorno ho fatto ascoltare il disco a mio padre. E si è commosso».

Ma qual è la differenza tra questo disco e il precedente The afterlove?

«Quello era suonato con più elettronica, c'era molto uso di tecnologia rispetto alle mie solite abitudini. Questo è molto più personale e, ci credo davvero, molto più onesto».

A marzo arriverà in Italia per tre concerti: il 25 al Forum di Assago, il 27 a Padova, il 28 al Palazzo dello Sport di Roma. A parte il brano con Laura Pausini (Primavera in anticipo), lei gioca da solista in un'epoca di duetti.

«Posso dire? Non sento il bisogno di cantare per altri o con altri...».