Da Mogol a Conte, la musica italiana a difesa del diritto d'autore

Gli artisti italiani provano a difendere la "Direttiva Copyright" e Mogol spiega: "Vi dico che non è un problema di opinione ma di coscienza"

Anche i grandi della musica italiana si schierano a tutela del diritto d’autore. Da Mogol a Paolo Conte. In fondo è il tema del giorno e sapete perché oggi le pagine italiane di Wikipedia sono oscurate? Perché domani il Parlamento Europeo vota sulla cosiddetta “Direttiva Copyright”, quella che assicura un giusto compenso del diritto d’autore nel mondo digitale.

In sostanza, per capirci, i giganti del web oggi rappresentano i principali punti di accesso alle opere dei creatori (letterarie, giornalistiche, musicali) generando enormi introiti per loro ma pochissimi per gli autori. Una percentuale pressoché irrisoria. Lanciando un appello agli europarlamentari alla vigilia di questa vocazione, il presidente della Siae Mogol precisa: “Vi dico che non è un problema di opinione ma di coscienza”.

In effetti da anni è uno dei problemi sostanziali in campo editoriale, visto che crea oltretutto molta disparità economica e differenze enormi di trattamento. “Le piattaforme si oppongono con tutta la forza delle loro lobby, difendendo con le unghie e con i denti le regole che li privilegiano, scritte nel 2000, quando Internet era tutta diversa”. Per il due volte premio Oscar Ennio Morriconequesta direttiva serve a ristabilire che il lavoro creativo deve essere remunerato, così come la storia dei nostri Padri Fondatori ci ha insegnato”.

Gli fa eco l’altro Oscar italiano, Nicola Piovani: “Questo non è qualcosa che va a vantaggio dei pochi autori ricchi, ma va a vantaggio dei tanti, tantissimi autori che ricchi non sono e dei tanti giovani autori che hanno diritto a vedere riconosciute le opere del proprio ingegno”. Insomma, la musica italiana si schiera a favore di questa direttiva. Invece Wikipedia, con la protesta plateale di oggi, si schiera contro. Una vertenza epocale il cui esito cambierà davvero il futuro creativo. In un senso o nell’altro.

Commenti

cecco61

Lun, 25/03/2019 - 19:08

Informazione scorretta laddove, a partire dalla SIAE, paga i grandi e non i piccoli per garantire introiti maggiorati ai cosiddetti evergreen e compagnia bella. Durata temporale dei diritti che non esiste in nessun altro campo. Curioso che valga solo per il web e che verranno tassate pure le citazioni, le note e le fonti. Solo un modo per incassare che chiuderà tutti i siti piccoli. Se venisse applicata anche al di fuori della rete non ci sarebbe più un laureato: dovrebbero pagare tali e tanti di quei diritti per le note e le citazioni della tesi che diventerebbe appannaggio solo degli studenti multimilionari.