Morgan, D'Avena e Nada. Trionfa la musica nella serata dei duetti

Ospite Ligabue, gag a sorpresa di Anastasio che "rappa" con Bisio. Oggi il verdetto finale

Una dietro l'altra. In pratica ieri sera è stato il gala dei duetti con la musica così tanto al centro che pure i due ospiti erano musicali. Ligabue per primo, giusto dopo un sempre più convincente Irama in duetto con Noemi. Stra annunciato, ha cantato il nuovo singolo Luci d'America, poi il classico Urlando contro il cielo e ovviamente ha incrociato storia e voce con Baglioni in una Dio è morto di Guccini. Divertente, tra l'altro, lo sketch con Claudio Bisio che l'ha «obbligato» a fare tre ingressi diversi in scena. L'altro ospite è invece stata una sorpresa dell'ultimo minuto: Anastasio. Il vincitore di X Factor è «entrato» dopo il duetto di Ultimo con Fabrizio Moro, ha cantato un altro (super) inedito, ossia Il mestiere di padre, poi ha dialogato con Bisio prima che iniziasse il suo monologo. Ma tutto il resto è stato solo «duetti»: ognuno dei 24 concorrenti ha ospitato un'altra voce per «ricantare» il brano in gara. Qualcuno ha stravolto tutto, come Ghemon che con Diodato e Calibro 35 ha dato a Soldi un arrangiamento stile poliziottesco italiano anni Settanta. Altri hanno puntato sul «remix», come Arisa che, insieme con Tony Hadley e la coreografia dei Kataklò, ha reso Mi sento bene remixxato da Jason Rooney e Andro dei Negramaro. Elegante Renga che ha voluto con sé Bungaro e due étoile (Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel). Carta e Shade hanno aspettato in scena una elegante Cristina D'Avena (miscela riuscita) e Paola Turci ha spiazzato tutti con un Beppe Fiorello sempre più eclettico. Ma la chiave di volta della serata sono stati gli incroci imprevisti. Mahmood con Guè Pequeno mai visto all'Ariston prima. O Daniele Silvestri e Rancore con un Manuel Agnelli ogni tanto nel contesto giusto (per lui). Anche Enrico Nigiotti ha puntato sulla qualità con il bravissimo Paolo Jannacci e Massimo Ottoni. Idem i Negrita con Enrico Ruggeri e Roy Paci. Ma forse, oltre al riuscitissimo incrocio tra Motta e Nada, l'incontro più «disorientante» è stato quello tra Achille Lauro e Morgan, che già nella prova del pomeriggio avevano dato spettacolo. Morgan al piano. Poi al basso. Poi alla voce. Poi dovunque. Hanno confermato, questi due musicisti, di essere il lato più folle di una serata musicalmente molto riuscita.

In fondo il senso dei duetti è proprio questo: dare vita nuova a brani già ascoltati, trasformarli, cambiar loro i connotati e magari trovare tracce nuove di vitalità. Ci sono riusciti gli Ex-Otago con Jack Savoretti in inglese. C'è riuscita Loredana Bertè con Irene Grandi, realmente scatenate. E ce l'ha fatta anche Cristicchi con Ermal Meta, a conferma di un Festival che lo vede reale protagonista.