Morrissey: “La stampa britannica paga i manifestanti e li piazza nel mio pubblico”

L’ex leader degli Smiths accusa i giornalisti inglesi dopo l’episodio accaduto a Portland, dove due ragazzi hanno contestato il cantante per i suoi legami con For Britain

Morrissey torna all’assalto dei media britannici. Con un post pubblicato sul suo sito web ufficiale, l’ex leader degli Smiths ha accusato apertamente i giornalisti inglesi del curioso episodio accaduto qualche settimana a Portland, in Oregon, durante una data del suo tour statunitense.

Il cantante si stava esibendo in un club quando due ragazzi hanno esposto dei cartelli di protesta, contestando i suoi legami col For Britain Movement, il partito di estrema destra cresciuto nello stallo della Brexit.

I due avevano esposto dei cartelli con su scritto “Bigmouth Indeed”, facendo riferimento ad un classico degli Smiths, il brano Bigmouth Strikes Again. “Andate via! Non abbiamo bisogno di voi!”: così Morrissey aveva gridato ai ragazzi, continuando a ripetete “Goodbye” ed invitandoli ad abbandonare la sala.

Morrissey accusa la stampa britannica

A distanza di qualche giorno, in occasione del sold-out a San Diego con gli Interpol, il cantante ha rincarato la dose.

Il suo messaggio è inequivocabile: “Non intravedo ‘manifestanti politicamente offesi’ (pagati e piazzati in mezzo al pubblico dalla stampa britannica)”.

L’episodio di Portland ha evidentemente lasciato degli strascichi. In seguito all’accaduto, l'ex Smiths ha cancellato lo show successivo a Seattle senza che il suo management fornisse una spiegazione in merito alle motivazioni.

Il tour americano è poi ripreso con le date a San Francisco, Irvine e appunto a San Diego. D’altronde non è la prima volta che l’artista ha problemi con le sue esibizioni dal vivo. Dal 2012 al 2018 le date cancellate o posticipate dall’ex Smiths sono state 134.

Nel 2018 il cantante ha cancellato il tour europeo per “questioni logistiche”, ma in molti hanno speculato sulle vere ragioni dell’annullamento. In quel periodo il cantautore aveva sostenuto apertamente le posizioni di Tommy Robinson, l’attivista e giornalista indipendente co-fondatore di English Defence League (Edl), gruppo di estrema destra che “guida la lotta contro l’islamizzazione globale”, come si legge sul sito ufficiale del movimento.