Da Nicolas Cage a Isabella Biagini Ecco il lato disperato del successo

Si allunga l'elenco di superstar in povertà. E costrette, come Lara Saint Paul, a chiedere umilmente aiuto allo Stato

La retorica, certo, è dietro l'angolo. Sapete, ci vuole un attimo a compiacersi con quelle frasi tipo guarda qui come sono finiti male questi vip. L'ultima della serie è Erin Moran, ossia l'immortale Joanie di Happy Days (Sottiletta per Fonzie) che ha iniziato a lavorare a 8 anni, ha recitato anche con Debbie Reynolds e adesso che ne ha 52 vive in una scassata roulotte di New Salisbury, nell'Indiana, senza un dollaro per pagare le bollette (anche forse sta per ricevere un po' di royalties per quello che è uno dei più famosi telefilm di sempre). I luoghi comuni non servono.

C'è un filo cupo che accomuna - e ha sempre accomunato - tanti divi dello spettacolo. È la cieca euforia del successo, che annienta ogni vocazione al risparmio come nel caso di Helmut Berger, pupillo di Luchino Visconti, che ubriachissimo ha annunciato alla tv tedesca che, dopo aver dissipato un patrimonio immenso, vive «con 200 euro al mese». O di Val Kilmer, stella hollywoodiana tra l'altro di The Doors e Batman, che adesso non paga più gli alimenti alla moglie (27mila dollari al mese) e ha messo in vendita quasi tutto il patrimonio per ripianare i debiti. Anche Mc Hammer, al secolo Stanley Kirk Burrell, 50 anni di Oakland, si è ritrovato in braghe di tela pur essendo stato il primo rapper della storia ad aver venduto dieci milioni di copie con il cd Please Hammer don't hurt 'em del 1990. Sei anni dopo era in bancarotta, seppellito sotto un debito da tredici milioni di dollari. Anche Don Johnson di Miami Vice e David Soul di Starky & Hutch (lui era Hutch il biondo) si sono ritrovati con gli esattori alle porte. L'ultimo degli americani a firmare cambiali è stato Nicolas Cage, premio Oscar, stella assoluta grazie a film come Face/Off, che è finito nella classifica delle dieci star più indebitate del pianeta grazie a un debito con il fisco americano di oltre sei milioni di dollari.

Insomma, è il risultato di follie da finti dandy, di investimenti sbagliati, di vizi esagerati, di fiducia riposta in manager furbetti come è accaduto al meraviglioso cantautore Leonard Cohen, costretto ad andare in tour a 75 anni per ripianare un buco colossale lasciato dall'assistente farabutto. Però la crisi può dipendere anche dal destino. Come nel caso di Isabella Biagini, talentuosissima showgirl con la vocazione da caratterista, travolta dalla sensibilità e dal dolore di aver perso la figlia, che adesso vive (o vivacchia) con una pensione da 650 euro al mese e, come accaduto qualche volta in tv, si dichiara disponibile a qualsiasi ruolo pur di lavorare ancora un po'. Certo, il caso di Laura Antonelli, devastata da vicende giudiziarie e chirurgia estetica mal riuscita, è così eclatante che tutti lo ricordano: Lino Banfi è persino intervenuto pubblicamente per chiedere solidarietà allo Stato. Così ha fatto Lara Saint Paul, famosissima nei '60 e '70 ma ora costretta a spedire una lettera al presidente Napolitano per avere aiuto dopo «complicate vicende personali». Si aggiunge a chi, come Lilli Carati o Wilma Goich o Adriana Russo, per motivi vari e drammatici, ha scoperto il lato oscuro del successo, tremendo e imprevedibile, capace di farti scoprire all'improvviso di essere solo in mezzo a tutto il resto del mondo.