"Noi", la parola-truffa che giustifica gli abusi del collettivismo

Nel romanzo "Antifona" di Ayn Rand, siamo tutti schiavi. In nome del bene comune

Nei romanzi Noi vivi (1936) e Antifona (1938), Ayn Rand ci mostra a quale degrado possa giungere la condizione umana quando l'ideale sbagliato prende il sopravvento. L'ideale sbagliato è il collettivismo, inizialmente declinato nella storia (Noi vivi) e dunque nella Unione Sovietica, Paese nella quale la Rand era nata e cresciuta fino alla fuga negli Stati Uniti. Ma il collettivismo è la direzione verso la quale ogni società si incammina quando si avvicina alla decadenza. Da questa convinzione discende l'idea di calare il collettivismo nel futuro distopico di Antifona (Liberilibri, introduzione di Gianfranco de Turris, traduzione di Nicola Iannello).

Nella prefazione alla seconda edizione (1946) Ayn Rand risponde alle critiche che le furono mosse, in sostanza di essere stata ingiusta con gli ideali del collettivismo. L'autrice scrive di essere ancora più sicura: «Guadagni sociali, scopi sociali, obiettivi sociali sono diventati le banalità quotidiane del nostro linguaggio. La necessità di una giustificazione sociale per ogni attività e per ogni cosa esistente è adesso data per scontata. Non c'è proposta abbastanza oltraggiosa per la quale il suo autore non possa ottenere ascolto e approvazione rispettosi se dichiara che in qualche modo indefinito essa è per il bene comune». Veniamo al romanzo. Dopo una terribile guerra, c'è stata la Grande Rinascita, definizione altisonante per un tetro mondo ove regna il collettivismo. L'individuo è stato cancellato. È proibito usare la parola io. Il mondo è tornato indietro di secoli, anche dal punto di vista tecnologico. L'uguaglianza nella completa miseria è imposta col pugno di ferro, attraverso il controllo ossessivo dei vari Consigli, ovvero i Soviet del futuro. Lo Stato decide tutto per tutti: quale sarà il nostro nome, quale lavoro svolgeremo, quale sarà il ritmo delle nostre giornate, quale donna ci darà un figlio. Il divertimento è bandito, il tempo libero è occupato dalla propaganda. Ufficialmente regna la felicità ma la paura vaga per la città, una paura avvertita da tutti. Ma un uomo si ribella e fugge...

Ci sono passaggi di singolare attualità. Quando il protagonista decide di mostrare la sua scoperta (l'elettricità!) al Gran Consiglio, si sente muovere obiezioni ideologiche che porteranno alla scelta di conservare, contro ogni logica, le vecchie candele. «Nessun singolo può avere una sapienza più grande dei molti Studiosi che sono eletti da tutti gli uomini per la loro sapienza». «Ciò che non è pensato da tutti gli uomini non può essere vero». «Ciò che non è fatto collettivamente non può essere buono». Sono parole che fanno pensare alla democrazia digitale. C'è una certa ideologia, diffusa nella Rete, che pure nasce come strumento anarchico e libertario, che qualcuno ha definito maoismo digitale. Il sapere collettivo sarebbe superiore alla ricerca individuale, perché la quantità di informazione si trasforma automaticamente in qualità. L'innovazione però continua a provenire da idee dei singoli. E Wikipedia, con la sua partigianeria, sembra smentire la perfezione del sapere collettivo. Se poi ci addentrassimo nel campo della politica, forse il pensiero di Ayn Rand potrebbe spiegare il motivo per cui votazioni e plebisciti on line non garantiscono affatto la selezione di una classe dirigente migliore della precedente. Né costituiscono un buon metodo per amministrare una volta giunti al potere.

Scrive Rand: «La parola Noi è come calce viva versata sugli uomini, che si rapprende e s'indurisce come pietra, e distrugge tutto sotto di sé, e ciò che è bianco e ciò che è nero si perdono egualmente nel suo grigiore. È la parola con cui il depravato ruba la virtù del buono, con cui il debole ruba la forza del forte, con cui gli stupidi rubano la sapienza dei saggi». Nell'epoca del politicamente corretto Noi è il grimaldello col quale truccare ogni dibattito, mascherare (e sdoganare) iniziative fintamente umanitarie e realmente ciniche, delegittimare chiunque sia fuori dal coro perché al Noi preferisce l'Io.

Commenti
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Zagovian

Gio, 27/10/2016 - 14:30

Quella del "collettivismo",fu una visione ,che contagiò l'U.R.R.S. e la Cina,con effetti devastanti.....Su un punto,non sono d'accordo,per cui "votazioni e plebisciti on line non garantiscono affatto la selezione di una classe dirigente migliore della precedente. Né costituiscono un buon metodo per amministrare una volta giunti al potere"....Gli Stati Occidentali,sono attualmente governati,da sistemi "partitici",che dopo 70 anni di "pace",non assolvono più,la molteplice,variegata SOCIETA',per cui troppe "affinità" trasversali ad essi,impediscono la "soddisfazione" di "affinità" maggioritarie(sentite dai più).In tale senso,la "rete",la tecnologia,applicata estensivamente(non a poche migliaia di iscritti/addetti ad un "movimento),sulla base dei principi della "Democrazia delle Affinità",potrebbe garantire l'elezione di "veri rappresentanti" intonati secondo "affinità" e non secondo un "partito".

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Giano

Gio, 27/10/2016 - 15:26

Il progresso e l'evoluzione della specie umana sono dovuti a intuizioni individuali; sempre, anche quando si tratta di lavoro di gruppo (c'è sempre uno che guida ed altri che collaborano). La massa, il popolo, la società, non hanno mai prodotto nulla, neppure una barzelletta. Il concetto di bene comune e volontà comune (come la intendeva Rousseau), è un falso, un puro concetto astratto frutto di elucubrazioni pseudofilosofiche, una delle tante utopie fuori dalla realtà. Come pure il concetto di democrazia: è una finzione, un falso ideologico, ma non si può dire. Sostituire il pensiero collettivo (che è comunque un inganno, in quanto un pensiero collettivo non esiste) al pensiero individuale è una follia che porta solo catastrofi, come ha dimostrato la storia.

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Quetzalcoatl

Ven, 28/10/2016 - 10:09

"Il progresso e l'evoluzione della specie umana sono dovuti a intuizioni individuali." Questa frase sconfessa tutto il resto del suo commento, gentile Giano, perché (certamente anche Lei capisce) non ci sarebbe progresso ed evoluzione se l'intuizione individuale non fosse messa a disposizione della collettività, proprio in nome del vituperato "bene comune".

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Giano

Ven, 28/10/2016 - 14:30

@Quetzalcóatl, non lo sconfessa affatto. Ho detto come nasce l'intuizione che è la causa prima del progresso; non come viene poi applicata, si sviluppa e si realizza; cosa che, ovviamente, avviene se e quando le condizioni storico-ambientali sono favorevoli alla sua realizzazione. Il concetto di bene comune è proprio del collettivismo che, storicamente, è stato un fallimento totale. L’unico bene comune certo è il naturale istinto di sopravvivenza e di perpetuazione della specie. Negli altri casi dovrebbe essere l’insieme dei “beni individuali”. Ma ciò implica che quel bene sia lo stesso identico per tutti gli individui. Cosa assai improbabile, perché spesso gli interessi individuali sono in contrasto fra loro. Esiste, piuttosto, una somma di interessi individuali che, quando rappresenta la maggioranza, viene imposto come “bene comune”, anche se in contrasto con quello della minoranza. Ma questa è tutta un'altra storia.

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Quetzalcoatl

Sab, 29/10/2016 - 10:50

Gentile Giano, probabilmente Lei ha cinicamente ragione, ma preferisco rimanere nella mia convinzione che la democrazia non sia un falso, che la solidarietà, contrapposta al duro individualismo estremista, sia ancora un valore, che il "bene comune", insomma, senza dittatoriali collettivismi distorti, esista al di là del solo istinto naturale di sopravvivenza e, se coltivato con un minimo di buon senso, sia positivo per tutti noi. Eh, sì: "noi" nel senso di "io, tu e tutti gli altri".

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Giano

Sab, 29/10/2016 - 14:54

@Quetzalcóatl, anche l’universo è cinico perché regolato da leggi fisiche, non da concetti morali. Non credo nell’utopia di chi vorrebbe modificare il mondo per adattarlo alla propria ideologia. Questa visione è comune sia al socialismo (con tutti i derivati "tossici"), sia alla visione cristiana ed al messaggio evangelico (Se Dio voleva un mondo diverso, perché non lo ha “creato” perfetto?), ma anche ai "derivati" della rivoluzione francese con il suo motto che tutti accettano come dogma, mentre è solo l'ennesimo slogan privo di ogni riscontro reale. La libertà è un puro concetto astratto vago e relativo, l'uguaglianza non esiste in natura (nemmeno due fili d’erba sono uguali), la fratellanza è solo l'espressione di una speranza irrealizzabile; non può esistere fratellanza fra leoni e gazzelle. Il concetto di democrazia è simile: vago, astratto, variabile ed applicato secondo la convenienza. Non sono io cinico, è la natura ad essere cinica.

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Giano

Sab, 29/10/2016 - 14:55

Ciò non toglie che non possano esserci forme di condivisione di interessi, valori comuni, solidarietà, progetti, regole di convivenza sociale, e che ciò lo si chiami “bene comune”. Il fatto che io non creda nell’uguaglianza non significa che giustifichi le sopraffazioni del più forte sul più debole e la legge della giungla. Dico che questo è l’istinto naturale e bisogna tenerne conto nello stabilire quelle regole sociali; magari al fine di limitare gli eccessi. Ma ciò non significa che il pensiero del saggio e dello scemo del villaggio debbano avere lo stesso valore, né che la strega di Biancaneve debba essere ammirata come Venere, altrimenti si grida alla discriminazione razzista. Ci sono dei limiti a tutto. Etica e l’estetica esistono perché esistono dei valori diversi; altrimenti non avremmo bisogno né di criteri estetici, né morali. In ogni caso, anche posizioni diverse, la sua e la mia per esempio, possono convivere pacificamente. E tanto basta.

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Giano

Sab, 29/10/2016 - 15:06

Diceva Giordano Bruno: “I savii vivono per i pazzi, ed i pazzi per i savii. Si tutti fussero signori, non sarebbono signori: così, se tutti saggi, non sarebbono saggi, e se tutti pazzi, non sarebbono pazzi. Il mondo sta bene come sta.”. Appunto, questo è puro buon senso. Forse per questo i pazzi l’hanno messo al rogo. Ma del resto anche Giovanna D’Arco fece la stessa fine e come lei una schiera di streghe bruciate sul rogo per il bene comune. Ed anche il buon Socrate fu condannato a morte; ma “democraticamente” per il “bene comune”. E lo stesso Gesù fu condannato a morte al posto di Barabba; ma sempre democraticamente per volontà del popolo ed il “bene comune”. L’elenco delle vittime del “bene comune” sarebbe lunghissimo. Forse è meglio non essere troppo saggi, non porta bene. Buona serata e buona domenica.

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Quetzalcoatl

Sab, 29/10/2016 - 17:25

Mi spiace per Lei: dev'essere dura vivere circondato da persone che pensano, nonostante tutto, che i rapporti tra esseri umani siano regolati da princìpi diversi dalle pure e aride leggi fisico-matematiche, invischiato in un mondo che Le concede ciò che Lei ritiene essere un fantasma di libertà, in una società in cui Lei stesso è considerato (Suo malgrado, a quanto capisco) meritevole di diritti fondamentali quanto chiunque altro. Io ho ancora fiducia nell'uomo e in ciò che credo lo distingua dalla bestia: leoni e gazzelle, infatti, sono bestie, noi siamo uomini. Ci sarà pur qualcosa che ci differenzia? Voglio sperare di sì, altrimenti tutto sarebbe inutile. Anche questi messaggi tra me e Lei.

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Quetzalcoatl

Sab, 29/10/2016 - 17:54

Ha anticipato la pubblicazione del mio commento. Ricambio gli auguri di buona serata e buona domenica.