"Il nostro cineconcerto dalla periferia milanese arriverà a San Siro"

Boom dei Modà dal vivo: "Dopo questo tour suoneremo allo stadio. È l'ora della semplicità. E ai nostri show vedo anche 70enni scatenati"

Però che soddisfazione: cinque Forum di Assago uno dopo l'altro. Quattro già esauriti, uno quasi (quello del 6 maggio, tutti organizzati da F&P Group). Insomma pronti partenza via: stasera i Modà riempiranno il loro primo Forum dell'anno, sostanzialmente una laurea per chiunque studi da popstar. Niente arzigogoli, solo canzoni, piaccia o no. E per loro comunque non c'è bisogno di iperboli, bastano i fatti: in classifica e nei palasport sono la band del momento. Prodigi del pop rock di carattere, quello che si è formato in tanti anni di gavetta, delusioni e fregature. «Sapessi quante», dice Francesco «Kekko» Silvestre, cantante e anima di questi cinque milanesi che non si sono mai tirati indietro. «Il nostro record negativo è stato, tantissimi anni fa, un concerto con solo tre paganti». Poi si cresce. Infatti «questo show sarà una sorta di cineconcerto» conferma Francesco «Kekko» Silvestre, milanese di origini napoletane, da tredici anni con la stessa compagna, padre da poco di una figlia cui hanno dato lo stesso nome che tutti vorrebbero dare alla propria vita: Gioia. Insomma un personaggio che Mario Soldati o Gianni Brera avrebbero raccontato a modo loro.

Scusi ma che cosa vuol dire «cineconcerto»?
«È un viaggio anche visivo attraverso i successi dei nostri ultimi due album».

Ma l'idea dov'è nata?
«Ci abbiamo pensato dopo aver visto i risultati dei nostri video su YouTube: 120 milioni di visualizzazioni. Perciò abbiamo costruito dei minifilm per raccontare ciascuna canzone».

Dati alla mano, gli spettatori di cinque concerti al Forum equivalgono a quelli di un concerto a San Siro.
«Infatti ce lo avevano proposto già quest'anno».

E perché avete detto no?
«Abbiamo rifiutato perché, in quel momento, per noi era già un successo fare la doppia data (ossia due concerti di seguito nello stesso posto - ndr)».

Quindi il prossimo passaggio sarà proprio San Siro?
«Sì, credo proprio di sì. Forse sarà il posto ideale dove chiudere questa fantastica tournèe».

Da Cassina de' Pecchi, nella periferia milanese dove vive, alla Scala del calcio.
«Quando dicono ma come fanno i Modà ad avere così tanto successo penso al nostro pubblico: ci sono persone di ogni età».

I Modà piacciono poco agli snob.
«Beh, l'altra sera ho visto vicino al nostro palco un nonno con la sua nipotina. Lui avrà avuto settant'anni. E aveva la bandana, scatenatissimo».

Non ha risposto. Il successo?
«Intanto credo che la scelta di tenere bassi i prezzi dei biglietti sia un segno di rispetto nei confronti del pubblico, in questo momento difficile. E poi penso che la gente voglia, anzi abbia bisogno, di cose semplici. Chi scrive un testo impegnato merita rispetto, certo. Ma forse in questa fase è meglio raccontare la cruda verità con un po' di sogno».

Se si potesse non morire è arrivata terza all'ultimo Festival di Sanremo. Sogno nella canzone. E sogno all'Ariston.
«Si fatica sempre a realizzare i sogni. Noi ci stiamo provando giorno dopo giorno».

L'altra sera, agli Arcimboldi di Milano, Elio e Le Storie Tese vi hanno preso in giro: «Loro sì che ce l'hanno fatta, noi dopo trent'anni siamo ancora un gruppo emergente».
«Non capisco chi possa considerarli ancora un gruppo emergente. Anzi per noi sono i Frank Zappa italiani, con uno stile unico e riconoscibilissimo. Vorrei solo far notare a Elio che i Modà fanno dischi da dodici anni e sono in giro da quindici. Anche noi, insomma, ci siamo dati da fare».

Vasco Rossi torna negli stadi.
«E io andrò a vederlo. Da lui ho imparato tanto. Sono pure andato a trovarlo, gli ho portato il mio libro (Come un pittore, Sperling & Kupfer) con una dedica: “Grazie per avermi insegnato la vita con la tua musica”».

Magari scriverete una canzone insieme.
«Certo lui non ha bisogno delle mie canzoni. Ma se potessi duettare con lui, canterei Sally tutta la vita...».