Oblomov, Otello e Orfeo quando la vita è una recita

Tre opere per spiegare che non c'è troppa differenza fra realtà e fantasia

Oblomov, Otello, Orfeo. Presentarli davanti a un pubblico come se non ci fosse differenza tra recitare e vivere. Intrecci, oscillazioni, sospensioni(la scena prevede delle corde tirate ai lati del palcoscenico). Una matericità che vorrebbe fermare il tempo.

Un lavoro che partendo dalla testa del regista Gianluca Bondi, (psicologo, specialista in arti-terapie) si consegna agli attori(Serena Borrelli, Massimiliano Graziuso, Olek Mincer, Fabio Pasquini) in un triangolo fra ideale e reale, verosimile e assurdo, sogno e realtà. Lo spettacolo si apre con Oblomov, romanzo russo di fine '800 di Ivan Goncarov. Il personaggio è la personificazione della pigrizia, dell'indolente indifferenza. Teatro come rifugio, cuccia del non fare, nella spasmodica ricerca del capro espiatorio al di fuori di noi stessi. Prosegue coerentemente con alcune scene tratte dall'Otello di Shakespeare. La lettura del critico Girard ha indicato questo testo come la tragedia dell'invidia rispetto alla gelosia. Secondo il critico francese, il desiderio dell'uomo è «mimetico», fondato sull'imitazione del desiderio altrui; dal desiderio si passa alla competizione e dalla competizione al possesso. È Jago il vero protagonista della tragedia, ingiustamente «scartato» a suo dire, dalla meritata nomina a luogotenente.

Il cerchio si chiude con la «O» di Orfeo, nel trattamento di Jean Cocteau. Qui la regia darà sfogo alla parte più visionaria e svelando una porzione di specchio e abbassando quasi tutte le luci, ci trasporta in una dark room degli inferi. Orfeo ed Euridice, il femminile nel maschile, la parte più creativa e protettiva dell'inconscio che si specchia. Dove? Nella gelosia, nel possesso, nella morte. L'identità si decompone e ricompone in un incerto presente. Quello che lega queste «O» dei testi, questi anelli, è proprio la concezione che ordine e disordine hanno la stessa radice. Si desidera ciò che non si ha e ciò che non si è. La tragicità di questi testi è proprio da ricercare nel teatro dell'invidia di Girard. La Compagnia della Sinestesia Teatro sembra ben affiata e lo spettacolo Intrecci Imperfetti è stato replicato a fasi alterne nel piccolo teatro Re di Roma, per poi approdare il 27 aprile al teatro Talia di Tagliacozzo(Aq). Applausi convinti di un pubblico giovane.