Omaggio a Crivelli, re dell'ironia meneghina

Il Teatro Franco Parenti di Milano ha festeggiato, con una serata guidata da Maurizio Porro ed Emilio Sala, i novant'anni di un suo affezionato frequentatore: Filippo Crivelli. Si tratta di uno «spettatore» speciale, perché è un regista che è sempre andato a vedere cosa succedeva non solo nei teatri dove era scritturato. La curiosità ha spinto Crivelli a svariare da par suo nei generi più diversi, insegnandoci a guardare con la stessa attenzione all'opera come alla commedia musicale, alla prosa come al teatro dialettale milanese, al balletto come alla canzone d'autore non solo italiana (con quale passione ha saputo costruire attorno a meravigliose interpreti incantevoli storie di vita attraverso le canzoni, per esempio con l'indimenticabile Milly e con Milva). Ancora oggi due sue produzioni storiche girano con grande divertimento di interpreti e pubblico: il colossal del Ballo Excelsior, che vanta cinquant'anni di ininterrotto successo ovunque sia ripreso ed è diventato il simbolo del balletto della Scala e la Figlia del reggimento di Donizetti (ereditato da Franco Zeffirelli e trasformato in un delizioso omaggio sempreverde alla leggerezza dell'opera-comique). Crivelli (con la collaborazione di artisti quali Lele Luzzati e Santuzza Calì, Peter Hall, Dada Saligeri, Carlo Savi, Giulio Coltellacci, per citarne alcuni) ha conferito ai suoi spettacoli non solo il ritmo teatrale dell'ironia meneghina, ma soprattutto quella rara e impalpabile nostalgia con la quale avvinceva lo spettatore a un affettuoso rispetto verso gli spettacoli che avevano entusiasmato i nostri avi. Da spettatore un grazie che non si estingue nel traguardo anagrafico.