Il pirandelliano Tiziano Scarpa crea personaggi autori di se stessi

Massimiliano Parente

In Sei personaggi in cerca d'autore Luigi Pirandello sono i personaggi stessi a voler raccontare il loro dramma al capo-comico, perché raccontarsi e mettersi in scena è l'unico modo di esistere. È anche quanto accade nel nuovo romanzo di Tiziano Scarpa, Il cipiglio del gufo (Einaudi, pagg. 384, euro 21), dove lo scrittore sembra lasciarsi guidare dai suoi stessi personaggi, ciascuno con una vita come tante, ciascuno insoddisfatto e desideroso di cambiarla.

Scarpa non è di quegli autori che hanno trovato una formula e la ripetono sempre uguale, a ogni libro si reinventa, si butta in un nuovo esperimento. Qui c'è un radiocronista di calcio, Nerio Rossi, che inizia la scrittura di un diario perché il medico gli ha diagnosticato una malattia degenerativa del cervello, e perderà proprio l'uso delle parole, che sono la sua vita. Mentre scrive, sa che giorno dopo giorno finirà per perdere ogni significato, e «dopo i nomi delle stelle, tramonterà anche la parola stella, non la riconoscerò più. Vedrò dei punti luminosi nel cielo, sorgenti di luce distanti milioni di anni da me. Ma io le vedrò qui, dentro i miei occhi. Non le saprò distinguere dal brulicare dei fosfeni, quelle lucine che pullulano dietro le palpebre, che si vedono prima di addormentarsi e non pensare più a niente». C'è un professore di liceo che vuole diventare ricco scrivendo un romanzo, ma non riesce a farlo, continua a vivere nella frustrazione fino a quando la sua missione sarà salvare il figlio, prigioniero di un male oscuro. E infine c'è una guida turistica, che inizierà a circuire vecchie signore per spillare denaro. Il tutto sullo sfondo di Venezia, città magica, città delle maschere e anche città natale dello stesso Scarpa, dove viene messo in scena il romanzo più pirandelliano degli ultimi anni, senza lagne socioeconomiche, senza tirate morali, solo riflessioni su chi siamo, su cosa vogliamo, su cosa possiamo fare per cambiare le nostre esistenze.

Con molti aspetti comici, e altri drammatici, dove le storie si alternano e i personaggi si costruiscono per esistere, come avrebbe fatto Luigi Pirandello, dicendo: «La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi, e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è la realtà per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi. E come? Ma costruendomi, appunto».