Pop, concettuale, coraggioso Il genio anticipatore di Polke

Palazzo Grassi festeggia i dieci anni della gestione Pinault con una retrospettiva dedicata al grande artista tedesco

Mentre altrove si sviluppava soprattutto l'arte concettuale, la Germania a partire dagli anni '60 ha allevato alcuni pittori straordinari. Certamente Kiefer e Richter sono i più noti, in quanto la loro poetica si fa subito riconoscere: Kiefer per la potenza evocativa e spirituale di immagini drammatiche e cupe, Richter perché ha rivoltato la pittura come un calzino sperimentando sia nell'astrazione sia nella figurazione. Prima ancora che si imponesse il movimento dei Neue Wilden (i Nuovi Selvaggi) a fine '70, già George Baselitz stupiva il mondo dell'arte con le sue teste rovesciate, anche queste divenute un marchio di fabbrica.

Ben più anarcoide, complesso, per certi versi stimolante, il lavoro di un artista come Martin Kippenberger, convinto che nella pittura regnasse il disordine e il caos fino alla negazione di se stessa. Morto troppo giovane per sviluppare tutte le idee che gli saltavano in mente. Se però intendiamo l'arte, e in particolare la pittura, come palestra inesausta di tentativi, se ci domandiamo come possa resistere all'assalto di linguaggi e tecniche molto più contemporanee, queste risposte le troviamo nella poetica di Sigmar Polke: un titano, un gigante, che si muove tra la consapevolezza di una condizione residuale e l'ambizione di dire sempre qualcosa di nuovo. Palazzo Grassi a Venezia festeggia i dieci anni della gestione Pinault con una grande personale dell'artista tedesco, oltre novanta opere comprese tra i primi anni '60 e il 2010, anno della sua morte (era nato in Slesia nel 1941). Un amore, quello tra il collezionista francese e Polke, cominciato con l'acquisto del ciclo Axial Age, esposto alla Biennale del 2007 e riproposto più volte a Punta della Dogana. Da lì la volontà di studiare uno dei più importanti innovatori della pittura, commissionando ai curatori Guy Tosatto ed Elena Geuna la ricerca di quadri che ne rappresentassero adeguatamente le diverse fasi per una mostra che può competere con la grande retrospettiva della Tate Modern e del MoMA dell'anno scorso.

E il risultato ci incanta: non c'è opera di Polke che non abbia aperto una frontiera visiva per artisti che successivamente delle sue idee, buttate lì con straordinaria nonchalance, abbiano fatto scuola e maniera. A partire dal tentativo, riuscito, di unire l'immaginario pop con il concettuale: negli anni '60, mentre si dedica a figurine popolari e kitsch guarda in direzione di Fluxus e delle avanguardie più estreme. E non solo: accoglie nella propria texture l'immagine, ma la forza provandone la resistenza fino all'assurdo, rendendosi conto che il quadro altro non è se non un palinsesto testuale dove inserire modi e tempi diversi, disorientando e non prendendo per mano chi guarda, mettendo in campo domande supplementari, mai risposte.

È artista incredibilmente attuale proprio perché non considera la pittura come qualcosa da proteggere e da difendere, ma anzi la getta nell'arena delle dispute più feroci e pericolose, incrociandola con disegno, fotografia, fotocopie, installazioni e persino cinema. Nella sua concezione, infatti, l'arte è un mix sovversivo di linguaggi, il cui flusso risulta incontrollato, dall'esito incerto, sia quando si tratta di affrontare opere monumentali - appunto il ciclo Axial Age che a Palazzo Grassi è esposto mostrando anche il retro del quadro - sia quando «gioca» con gli avanzi di pittura, proponendo piccole tele con prove di colore che non hanno altro effetto se non quello di desacralizzare una pratica troppo spesso invasa dalla retorica.

Nonostante la considerazione unanime di critica e mercato, Polke si è visto poco in Italia. Tranne una mostra al Museo di Capodimonte a Napoli nel '91, il suo nome si lega soprattutto alle partecipazioni alla Biennale di Venezia, fin dal 1980. Nel 1986 vince il Leone d'Oro per la pittura con Athanor, un'installazione che affronta i temi della politica e dell'alchimia; in Laguna ci tornerà ancora nel '93, nel '99 e nel 2007. Una retrospettiva così esauriente, visitabile fino al 6 novembre, non era ancora stata allestita ed è dunque un'ottima occasione per conoscere un artista difficile, a tratti ostico, sempre geniale. Tra le opere fondamentali, installate in un percorso a ritroso dal più nuovo al più vecchio, Hermes Trismegistos e Magische Quadrate (1992) ancora sull'alchimia e sette variazioni sui quadrati magici e sui pianeti, Laterna Magica (1988-92), dipinti recto verso.

Abbondano le citazioni e i «prestiti», da Picabia a Lichtenstein, dal fumetto ad Alice nel paese delle meraviglie, dai fatti di cronaca come la guerra nell'ex Jugoslavia all'evocazione della storia, per esempio la Rivoluzione francese. Polke pretende infatti un approccio intellettuale alla pittura, per questo continua a essere urgente e caustico.