È pop perché brava o brava perché pop?

Tutti la cercano, tutti la vogliono, Frida

Non ci fosse stata Madonna, al culmine della sua carriera, che acquistò all'asta a prezzi folli le sue opere, forse Frida Kahlo non sarebbe oggi quel mito assoluto dell'arte del '900, quella figura chiave per rivendicazioni femministe ante-litteram, quell'icona pop l'unica, se si parla di donne nella prima parte del XX secolo - in grado di concorrere con Picasso, Dalì e Warhol, nonché di surclassare il marito Diego Rivera, pittore molto più bravo di lei eppure ridimensionato come il classico maschio prepotente e usurpatore. Tutti la cercano, tutti la vogliono, Frida. Non c'è mostra che non faccia cassetta, in particolare qui in Italia dove è amatissima. Le donne rappresentano il suo zoccolo duro, adorano l'anticonformismo di un personaggio cresciuto in una società chiusa come quella messicana, afflitta da problemi di salute, attraversata da una carica sessuale prorompente e famelica, nonostante fosse bruttina e pelosa (per renderla simile a lei nel celebre film Frida del 2002 la regista Julie Taymor sottopose Salma Hayek a un trattamento antiestetico). Scomparsa nel 1954, ce ne ha messo di tempo per assurgere a leggenda, dopo decenni di oblio. Segno di un tempo che cercava la propria anti-eroina aprendo la strada a quei modelli femminili difficili, tormentati, con atteggiamenti di una rockstar autodistruttiva ben prima di Janis Joplin, una Marilyn bruna e un unico sopracciglio a incorniciarle il viso mascolino. La mostra al Mudec di Milano vuole rivelare aspetti inediti di questa personalità contorta, indagare attraverso opere poco conosciute e un ricco apparato di documenti, oltre le apparenze e i luoghi comuni, ma si lavora pur sempre intorno al personaggio, così contemporaneo, urticante, urgente. E i quadri? Un simulacro. La qualità della pittura? Discutibile. Non ha nessuna importanza. Frida ci affascina per la sua vita disperata da outsider divenuta espressione massima del mainstream.