Il porno candore di Mario Desiati «profana» Pasolini

"Candore" di Desiati sdogana il tabù del porno esaltandolo con quel moralismo che avrebbe fatto inorridire Pasolini

Che poi uno si chiede non solo quale dimensione erotica possano avere le femministe, così strette di vedute riguardo ai simboli fallici, ma anche quale pornografia sia possibile in tutti questi intellettuali impegnati, e veterocomunisti, e civili, perché come si farà a essere civili e corretti nel sesso non si sa, per ogni penetrazione ci vorrebbe un'assemblea del politicamente corretto. Tant'è che il porno è sempre stato appannaggio del capitalismo, disprezzato a sinistra come all'estrema destra, così è sempre stato in Italia almeno prima del candore di Mario Desiati, che sul porno ci ha scritto un romanzo, intitolato appunto Candore e appena pubblicato da Einaudi.

Da Desiati, che sta alla letteratura italiana come Andreotti a cinquant'anni di Parlamento italiano, così ragazzo perbene, con i baffetti e la erre moscia, amico di tutti gli scrittori (perfino mio, e ce ne vuole), uno non se lo aspettava. Il protagonista si chiama Martino Bux, ragazzo ossessionato dal porno e dai miti del porno, da Moana Pozzi a Sasha Grey. Venuto via dalla Puglia a diciotto anni (la Puglia non può mancare nei libri di Desiati), si barcamena a Roma tra un lavoro occasionale e l'altro, ossessionato dal sesso, anzi dal porno in quanto dimensione ideale, metafisica del sesso. Frequenta locali di spogliarelliste, sexy shop, ordina videocassette a più non posso. Una vita misera protesa verso un'utopia, perché è inutile tentare di ricreare il porno nella realtà. «Il porno ha un vantaggio, l'immagine. Ti illude che il sesso non sia mai fallace e deperibile, come l'immagine dei suoi protagonisti». E tenera è la notte e ancor più tenero Martino quando cerca di convincere la sua Fabiana a andare con altri uomini, purché lui possa guardare. Perché l'osceno, si sa, è per definizione fuori dalla scena, come ha capito Pierre Woodman nei suoi castings: dove la «prova» sarà effettuata dal medesimo Woodman in una camera d'albergo, eppure, qui viene il bello, sono più eccitanti le interviste che la precedono. Come ha capito anche Desiati, il quale però, attraverso la voce di Martino Bux, compie un atto sacrilego per la comunità civile degli intellettuali impegnati: paragona Rocco Siffredi a Pier Paolo Pasolini.

Ci aveva provato anche Walter Siti, ma con minor impatto: Siti è gay e ama i culturisti (sfruttatori dei loro clienti), la metafora anticapitalista ci sta ancora (si è visto con il brutto Resistere non serve a niente con cui vinse lo Strega). Per l'eterosessuale Desiati no, Siffredi è il nuovo Pasolini, papale papale, e prova ne è Petrolio, e non per le fatidiche pagine mancanti e complottismi vari. Piuttosto «la scena 55, il pratone della Casilina. Siffredi, senza citare Petrolio, ha riprodotto questa scena. Il protagonista del romanzo viene sostituito da una giovane attrice che, come lui, è una borghese che prova l'emozione di concedersi senza limiti a una trentina di borgatari». Nel paragone tra le gangbang di Siffredi e le ammucchiate di Pasolini, Desiati profana (finalmente!) un mito della sinistra, in realtà esaltandolo per ragioni che avrebbero fatto inorridire Pasolini, troppo moralista. Con estremo candore, Desiati propone un tana libera tutti. Dopo di lui anche Concita De Gregorio potrà andare a farsi un giro su Youporn e sognare Rocco.