Il potere della borghesia? È la libertà

Franco Moretti ripropone i vecchi equivoci sulla classe media

La borghesia è sempre stata la bestia nera del marxismo e dei comunisti. Marx si mise di buzzo buono per spiegare ai proletari di tutto il mondo che si dovevano unire perché la borghesia, vittima delle sue stesse merci, aveva ormai le ore contate. Invece, nonostante tutte le profezie sulla sua imminente fine, la borghesia è sempre risorta come l'araba fenice. Perché? Perché, in fondo, i borghesi hanno sempre preso sul serio ciò che Marx diceva dell'uomo: la sua essenza è il lavoro. Con una differenza, però: mentre Marx ed i comunisti puntavano sul lavoro ed i mezzi di produzione per decretarne la fine in un futuro regno della libertà, i borghesi hanno sempre saputo, anche istintivamente, che la liberazione dal lavoro non è l'ingresso nel regno della libertà ma la via della schiavitù. La forza del mondo borghese è il lavoro autonomo con cui la borghesia ha sempre garantito a tutti, anche ai suoi nemici, la libertà. Questa particolarità ha reso il borghese - che Marx caricaturava come «il cavaliere dalla triste figura» - sfuggente agli occhi dei suoi avversari, nemici e critici che sono sempre andati alla ricerca non di un modo di essere ma di avere. Tutt'oggi è così.

Franco Moretti ha scritto un libro, edito da Einaudi, e intitolato semplicemente Il borghese e ricalcato sul celebre Il borghese di Werner Sombart. I due testi non hanno nulla a che vedere l'uno con l'altro giacché mentre Sombart descrive e analizza il passaggio dallo «spirito capitalistico» allo «spirito borghese», Moretti si sofferma poco sulla storia e molto sulla letteratura e l'arte. Come Nanni Moretti nei suoi film svolge una critica del mondo borghese del quale è esso stesso una creazione, così il fratello Franco (che ha anche recitato in qualche pellicola di Nanni) svolge una critica della borghesia soffermandosi su luoghi, personaggi e immagini della letteratura europea, per poi chiudere con la critica drammaturgica di Ibsen che guarda in faccia il borghese e gli chiede: «Allora, dopotutto, che cosa hai portato al mondo?».

Il concetto di borghesia è sempre stato equivoco perché troppo polemico. Con il suo uso, gli avversari della moderna società aperta hanno voluto indicare il rappresentante di una stagione della storia che doveva essere necessariamente superata o ritornando al passato (i reazionari e legittimisti) o saltando nel futuro (i rivoluzionari e comunisti). Ma se lo spirito polemico e i pregiudizi, così presenti nel libro di Moretti, vengono accantonati, emerge proprio il ruolo che la borghesia come «classe media» ha per sua natura: mediare le due posizioni estreme, reazione e rivoluzione. Non a caso Moretti ritiene che la middle class sia una maschera usata dai borghesi inglesi per nascondere e conservare il proprio potere ma, come si può capire facilmente, si tratta di un uso marxista e ideologico della «classe di mezzo» che Croce definiva in modo più calzante «ceto civile». In fondo, perché la borghesia media? Non perché sta in mezzo, ma perché autonoma e libera. Dunque, è la stessa libertà costruita sul lavoro che è opera di mediazione perché, alla maniera di Cavour, tiene a bada da una parte i reazionari e dall'altra i rivoluzionari nell'interesse di tutti. Allora, dopotutto, che cosa hai portato al mondo? La libertà.