La Rai non può dire di no a Mina "sanremese"

A quasi sessant'anni dall'ultima volta, Mina tornerebbe al Festival di Sanremo. Suo figlio Massimiliano Pani (che non parla mai a caso), non casualmente al Messaggero ha detto: «Se la Rai le chiedesse di scegliere i brani in gara e le permettesse di mantenere la sua visione artistica, credo proprio che accetterebbe». Una vera e propria candidatura a ciel sereno. Fino a qualche giorno fa, sembrava che Carlo Conti avrebbe potuto essere nel ruolo di direttore artistico e Amadeus (con altri) in quello di conduttore. Poi Carlo Conti sembra essersi sfilato. Amadeus pare però essere intenzionato a rivestire entrambi i ruoli, un po' alla Baglioni per intenderci: sia direttore che conduttore. L'arrivo di Mina spariglia le carte per quella che sarà un'edizione importantissima, visto che è la numero 70, cifra tonda. L'ultima volta di Mina in gara a Sanremo è stata all'undicesima edizione, ossia nel 1961. Cantava le Mille bolle blu con Jenny Luna e Io amo tu ami con Nelly Fioramonti. Sembrava destinata a vincere, ma arrivò rispettivamente quinta e quarta. Giurò che non avrebbe mai più partecipato a gare di canzoni e così ha fatto. Però 59 anni dopo le condizioni sono necessariamente cambiate e lei, stando a suo figlio, per l'edizione 2020, che cadrà poco prima del suo 80esimo compleanno, sarebbe disposta a diventare direttore artistico. La condizione è quella di «mantenere la sua visione artistica», che sostanzialmente è un vincolo di mandato oppure, per stare al linguaggio governativo, un vero «contratto di governo». In pratica avrebbe libertà assoluta per realizzare la propria «visione artistica». Se fosse consulente, sarebbe il consulente che ha l'ultima parola. Ma, se fosse direttore artistico, come potrebbe evitare di mostrarsi in pubblico come fa dal 1978? Difficile che possa sfruttare gli ingegnosi e creativi stratagemmi che talvolta l'hanno portata a una «opaca» apparizione in video. Stavolta Mina c'è oppure no. In toto. Perciò è ovvio che se la sua «apertura» diventasse più palpabile, la Rai non potrebbe tirarsi indietro. In fondo Mina «è» la canzone italiana, piace a tutti, anche ai trapper e ha dimostrato di avere una sensibilità artistica fuori dal comune. Ma il Festival di Sanremo è un Monopoli di decisioni e strategie nel quale bisogna giocare in prima persona, difficile farlo senza metterci la faccia (in senso concreto).