Ramazzotti si rinnova Canzoni d'autore e tour per diventare "Perfetto"

Mogol, Zampaglione e Bianconi alla scrittura, supergruppo agli strumenti Eros: "I talent vanno bene ma ora non esageriamo"

Basta poco e la riconosci subito. Dopotutto ha ragione il favoloso chitarrista Mike Landau che lo accompagna da anni: «La voce di Eros è ormai un classico». «Mi piace lavorare con onestà» ha minimizzato ieri Ramazzotti ripresentandosi oltre due anni dopo Noi . Insomma il nuovo disco di Ramazzotti è un distillato di questa caratteristica, un trademark inestimabile che talvolta può anche obbligare alla ricerca forzata di elementi sempre più distintivi.

Ad esempio, il primo singolo Alla fine del mondo gira bene in radio, ma snocciola una matrice di “modern country” che alla corte di Eros era imprevedibile come la neve nel Sahara. Però, in ogni caso, dopo tredici dischi lui è riuscito a registrare quello Perfetto , non solo perché ha scelto questa parola come titolo: «Volevo un termine che fosse universalmente comprensibile e difatti si usa in tante lingue diverse anche se, sia chiaro, l'artista non è mai perfetto quindi non mi riferivo certo a me. Comunque rispecchia molto il mio stato d'animo al momento». Perfetto è il disco più “compatto” e suonato della sua carriera. Viaggiando tra Milano e gli Henson Studios di Hollywood ha inciso quindici brani firmati dai migliori autori italiani, a partire dal più celebre di tutti, Mogol, autore di Sbandando . Poi ci sono Pacifico, Federico Zampaglione dei Tiromancino e anche Bianconi dei Baustelle e Kaballà, coppia di compositori nata quasi per caso ma sempre più affiatata.

«Sono emerso artisticamente a 17 anni e mezzo quando mi hanno portato a Milano. Da allora mi hanno sempre accompagnato, avevo belle intuizioni come Terra promessa o Adesso tu che però erano sviluppate dagli altri della mia squadra. Ora c'è tantissimo di mio», spiega lui, come sempre molto asciutto nel confidarsi. Ma che questo disco sia musicalmente calibratissimo e docile lo confermano i fuoriclasse che lo hanno suonato quasi per intero. Mica facile radunare sotto la stessa copertina, oltre a Landau, anche Vinnie Colaiuta, Lawrence Juber (che ha lavorato con McCartney e Lucio Battisti) o il chitarrista Tim Pierce che, dopo aver suonato per Bon Jovi, Madonna, Santana, Clapton e Roger Waters, qui arpeggia anche una dodici corde progettata apposta per lui da un liutaio di Woodstock. A Ramazzotti riesce perché, inutile negarlo, le radio lo trasmettono ovunque, specialmente in Sudamerica, dove è quasi un classico nonostante abbia rallentato un po' le sue visite promozionali.

E infatti ieri a Milano, durante la conferenza stampa, c'erano anche giornalisti stranieri, soprattutto russi, a dimostrazione che il «marchio di fabbrica» è ancora luminoso anche all'estero. Nonostante la sua naturale ritrosia ad apparire in pubblico, specialmente in tv o su passerelle glamour. Parlando delle registrazioni a Los Angeles, si è lasciato sfuggire che «sono stato benissimo perché non ho mai dovuto nascondermi sotto il cappellino per non farmi notare». Ramazzotti è così, si sa. «Non sono contro la reazione della gente, ma non mi piace far vedere che ci sono. È il solito conflitto tra il mio mestiere e il mio modo di essere». Con questa timidezza inarginabile convive da quando è arrivato al Festival di Sanremo vincendolo poi tra i Big con Adesso tu . E la conserva nonostante paparazzate o pedinamenti fotografici che qui e là si spiattellano su giornali e web. Fa parte, in fondo, di quel plotone di artisti mai andati a braccetto con la tv.

«I talent show sono importantissimi, io non farei il giudice ma vanno un po' regolati perché tutta la musica sta andando in quella direzione lì», spiega lui che forse, chissà, da ventenne taciturno, intonato e a modo suo fascinoso, magari avrebbe potuto ugualmente sbancarne uno. E se in questo disco, sulla cui copertina lui ha una posa che ricorda la celebre mossa “arcuata” di Michael Jackson, si parla come sempre d'amore, anche quello tra padre e figli, il Ramazzotti più rock è quello dal vivo. Difatti dal 12 settembre (anteprima al 105Stadium di Rimini) inizierà a cantare per tutta l'Europa, ma davvero tutta, comprese Mosca, Tbilisi e Baku. È la sua nuova sfida per restare in cima dopo trent'anni. E anche, volendo, per dimostrare di non essere troppo legato a un'epoca ormai passata, perché per ogni artista l'elisir di lunga vita è comunque quello di crescere con i propri fan.