Come recuperare il grande Schumann

Quanto sia lungo l'effetto velenoso dei luoghi comuni si riflette nella scarsa presenza nella programmazione musicale di musicisti sopra la mischia. Prendiamo il caso di un grande compositore romantico, Robert Schumann. Il suo genio ha brillato in tutti campi: riconosciuto l'apporto straordinario alla letteratura pianistica e cameristica e all'incontro di canto e poesia (lied), pesantemente circoscritta, causa i giudizi negativi di Wagner e seguaci, la produzione sinfonica e oratoriale. Con la sbrigativa sentenza che Schumann non fosse un orchestratore capace di trasferire le sue idee dal pianoforte all'orchestra; e peggio, col proclamare indebolita, causa la pazzia galoppante, tutta la sua ultima produzione, si metteva una pietra tombale di non poco peso. Ma quando si riduce l'organico, Schumann suona con trasparenza diversa. E anche quando orchestra e direttore sono di prim'ordine il cerchio si chiude. Così accade ascoltando l'integrale sinfonica di Schumann che il celebre oboista Heinz Holliger, ha concluso con la WDR (Radio Colonia), pubblicando le sei ouverture, oltre ai due movimenti della giovanile sinfonia in sol minore. Le tre rarissime ultime ouverture alla Sposa di Messina di Schiller, al Giulio Cesare di Shakespeare e a Hermann e Dorotea di Goethe, brulicano di fuoco creativo: soprattutto l'ultima che narra del tragico triangolo di due fratelli che amano la stessa donna, brano che Schumann inviò dall'asilo psichiatrico alla moglie Clara, come regalo di compleanno per il «nostro amato Brahms». Un ménage à trois straordinario.