Romina Daniele viaggia sulle orme di Stratos

La cantante-compositrice elettronica usa la voce come un oggetto sonoro

Non chiamatela Demetrio Stratos in gonnella, ovvero col nome dell'arcinoto e compianto ricercatore della voce, se non altro perché in luogo della gonnella preferisce abiti lunghi e scuri, meglio se neri, che ben s'intonano coi suoi colori naturali. Romina Daniele, 33 anni, cantante-poetessa napoletana, a Milano da una manciata di stagioni, appare così: look da sfilata dark, favella da esperto conferenziere e voce spiazzante; e il paragone con Stratos sorge spontaneo. «Ma dai, non scherziamo - si schermisce ridendo -. Demetrio è un faro, una grandissima spinta sulla strada della ricerca».

La cantante, che ha vinto il Premio giovani di un concorso dedicato proprio alla star scomparsa (a Diamanda Galas andò quello alla Carriera) oggi è uno di quegli esponenti dell'avanguardia made in Italy che si sta facendo strada: impegnata sul suo ultimo lavoro, il cd Spannung, che farà uscire nello stesso periodo di Voce sola, saggio intorno al discorso vocale, tomo di sua firma, nonostante la giovane età sembra essere giunta a una sorta di primo giro di boa. «Vado a identificare la ricerca esistenzial-filosofica con la voce - spiega -, che per me è lo strumento utile a dare risposte alle domande della vita». Altro che sospiri da hit parade, roba da guru. Ma non maturata dall'oggi al domani.

Tutto comincia ai piedi del Vesuvio, dove fa la sua vita da ragazzina. «Ammiravo le grandi signore del jazz, in seguito il progressive; non riuscivo però a chiudermi in un genere», ricorda. È un amico a farle conoscere la figura di Stratos, «un colpo di fulmine, una passione - ammette -, come poi altri personaggi che vanno oltre, vedi Janis Joplin». Già sui sentieri che portano al Santo Graal della vocalità, nel 2005 sbarca nel capoluogo lombardo, dove a suo dire «il clima per il canto sperimentale è più ricettivo». Arriva la prima incisione, Diffrazioni sonore, con l'uso della voce «alla stregua di un oggetto sonoro». Dulcis in fundo la maturazione come compositrice elettronica, per accompagnarsi nelle sue performance. E adesso? Molti progetti, uno alle porte. «L'idea di frequentare parallelamente il blues - conclude -, in opposizione a chi lo suona in maniera mondana, per recuperare gli aspetti di forza, passione e sofferenza originari che vanno d'accordo con la mia indagine musicale».