"Salgo sull'astronave pop per cantare la provincia"

Il nuovo disco è un altro (bel) racconto del nostro tempo. "L'epoca è complessa ma i giovani sono com'eravamo noi"

Se poi ci pensi, l'abilità di Max Pezzali è la sintesi. Pochi sanno creare slogan come lui, e da sempre oltretutto. Prendete questo: «Canto l'infinitamente piccolo per provare a capire l'infinitamente grande». Oppure: «Sono un geostazionario», nel senso che non perde mai il contatto con la Terra nonostante abbia scelto Astronave Max come titolo del nuovo disco in uscita lunedì. Anche stavolta il suo è un pop caldo e confortevole nel quale tutti, ma proprio tutti, possono trovare un pezzo di sé, senza inciampare in volgarità o in cupissime digressioni. L'amore, anche transgenerazionale ( Niente di grave ) o adolescente ma visto dalla maturità ( Come Bonnie e Clyde ). O la condivisione ( L'astronave madre ) e la fuga ( La prima in basso e Il treno ). In fondo Max Pezzali, che sarà sia a Radio Italia Live che agli Mtv Awards 2015, è ormai un format musicale destinato a non invecchiare perché raccontando la vita non si finisce mai fuori tempo. Semplicemente.

Però, caro Pezzali, è difficile immaginare un motociclista come lei salire su di un'astronave.

«L'astronave è in realtà il luogo non luogo, rappresenta l'idea di allontanamento dalla Terra. Ed è il simbolo di chi cresce in provincia e non vede l'ora di qualcosa che lo porti via».

La fuga.

«Ma è anche un paradosso. Perché poi tutti ritornano sempre da dove sono partiti, ossia in provincia».

Non c'è il rischio di sembrare un nostalgico del tipo com'era bello quando eravamo giovani?

«No, ci sono sensazioni e tendenze che si ripetono costantemente. Ad esempio, poco tempo fa sono entrato in un club di musica ultra edm e mi è sembrato il posto più vicino all'inferno che potessi immaginare. Ma poi ho visto che i ragazzi avevano le stesse intenzioni che avevamo noi in discoteca venticinque anni fa. In realtà quindi tra le generazioni trovo più similitudini che differenze».

Però si dice che i giovani non sono mai stati così abbandonati e incomprensibili.

«A me sembra solo che abbiano peculiarità diverse ma sono fondamentalmente la stessa cosa che eravamo noi. Ad esempio, non è la prima generazione cui non sia stato “preparato” un futuro: è successo a tante prima di loro. La differenza è che sono in un'epoca un po' difficile da decifrare».

Si capisce da Niente di grave .

«Fotografa un momento nel quale c'eravamo io, mio papà che a dieci anni ha iniziato a fare il garzone dal fioraio, e mio figlio che a sei anni è già bilingue e dice “Papà I can't”. Due opposti. Perciò sono salito su di un'astronave: ogni tanto bisogna guardare in prospettiva la realtà che ci circonda».

Sull'astronave ci potrebbero essere gli alieni.

«Un po' io mi sento alieno. Oggi il pop non esiste più com'era quando sono arrivato io. C'è stata la “doctordreizzazione del rap” (dal famoso produttore Dr Dre), poi l'indie è entrato e uscito dalle classifiche, ora c'è l'edm. Sì mi manca molto quell'idea di pop».

Il pop alla Pezzali. Non le viene paura di non essere più all'altezza dei suoi classici?

«È naturale temere di far peggio di prima. Ma quando si è consapevoli che certe fasi non torneranno più, non si può far altro che chiedersi se scrivere canzoni sia ancora divertente».

Risposta?

«Per me è ancora così. A me piace raccontare, non riesco a fare il brano impressionista. Sono un paesaggista».

Per anni molta critica l'ha considerata ben peggio. Il «clima» ora è cambiato.

«Anche un orologio rotto ha ragione due volte al giorno (fenomenale il Pezzali sloganista - ndr ). Sono sempre stato coerente con me stesso e magari alla fine si sono accorti che tanti fanno i fenomeni e poi spariscono. Io invece sono sempre qui...».