Sciccherie sonore per rileggere Cole Porter

Cantanti che recitano e ballano. Non solo, ma che al momento giusto spostano oggetti d'arredo con la rapidità incalzante della musica.

Nel reame della commedia musicale questo accade con naturalezza e alimenta una tradizione teatrale, quella anglosassone, che sforna tutt'ora registi e interpreti completi per tutti i generi (opera compresa). La freschezza con cui i complessi di Opera North (la compagnia lirica dell'Inghilterra del nord fondata dal conte di Harewood) hanno portato a «Ravenna Festival» un classico di Cole Porter, Kiss me, Kate (1948), ne è la riprova.

Un musical che racconta di una una compagnia che deve mettere in scena la Bisbetica domata di Shakespeare; dove i protagonisti, un egocentrico attore e una temperamentosa attrice, litigano e si amano come Petruccio e Caterina; dove si passa dall'americano dialettale del dietro le quinte all'aulica ironia del Bardo Shakespeare in costume; dove perfino due gangster amanti del teatro (coinvolti nei litigi attoriali) cantano un valzer irresistibile che mescola slang malavitoso e desideri di acculturazione (Rispolvera il tuo Shakespere!).

Freschezza che è tutta nella vena elegante della musica di Porter (e nell'ironia delle sue liriche), riportata alla scintillante verve primitiva dall'edizione critica di David C. Abell, che ha ritrovato le orchestrazioni originali di Robert Russell Bennett e Don Walker. Orchestrazioni che non «seppelliscono la melodia» ma l'accompagnano con sciccherie sonore d'autore. L'entusiasmo del pubblico ravennate è il meritato ringraziamento per l'affiatato e bravissimo collettivo inglese.