Lo scontro tra "Sette dinastie" tinse di sangue il Rinascimento

Cos'è stato il Rinascimento? Grande arte, grande cultura. La riscoperta del mondo classico. L'affermazione della centralità dell'uomo. Questa è l'immagine da cartolina, vera ma parziale, a uso dei turisti. Il Rinascimento infatti è attraversato da enormi tensioni politiche e religiose. È il periodo dei tiranni più o meno illuminati, delle guerre fratricide tra Stati italiani, di inquietudine spirituale dovuta al ruolo politico del Vaticano, dei capitani di ventura tanto eroici quanto lesti nel cambiare bandiera, dell'alchimia ma anche degli albori del metodo scientifico. Le innovazioni, in ogni campo, sono enormi: dall'architettura alla pittura passando per filosofia e poesia. Tra i grandi dibattiti di questa Italia divisa, c'è l'unità della lingua: è necessario uno strumento per comunicare senza problemi.

Matteo Strukul, con la consueta abilità, ci presenta proprio questo secondo Rinascimento, cogliendone l'aspetto epico e tragico. Il romanzo Le sette dinastie si apre nel 1418 e si chiude nel 1476, alle porte della stagione culturalmente gloriosa e politicamente drammatica del Rinascimento, che si conclude, secondo gli storici, nel 1527 con il sacco di Roma dei lanzichenecchi. Le sette dinastie sono le grandi famiglie del Quattrocento: Colonna, Borgia, Visconti, Condulmer, Estensi, Medici, Aragonesi. Ovvero Roma, Milano, Venezia, Ferrara, Firenze e Napoli. Ci sono molti altri personaggi destinati a fondare o rifondare o affossare altre dinastie: Sforza, Gonzaga, Orsini, Savoia. Poi ci sono i guerrieri puri e semplici, come il conte di Carmagnola: prima legato a Milano; poi passato al nemico veneziano; e da quest'ultimo giustiziato perché sospettato di avere ancora un occhio di riguardo per i milanesi. Il mestiere delle armi funziona come ascensore sociale: è anche un modo di assicurarsi terre e titoli nobiliari. Lo sa bene Francesco Sforza. Nel Quattrocento ci sono personaggi romanzeschi per loro natura. Ad esempio il terribile Filippo Maria Visconti, padrone di Milano, rachitico dalla nascita, spietato con tutti, mogli incluse. Manipolatore, traditore eppure visionario e capace di assicurare il potere alla sua discendenza.

Strukul procede per quadri che consentono di abbracciare, alla fine, l'intera Penisola. Milano e Venezia sono in guerra. A decidere gli equilibri è il Vaticano, per questo l'ascesa al soglio del veneziano Gabriele Condulmer, con il nome di Eugenio IV, rischia di essere esplosiva. Filippo Maria Visconti ha un asso nella manica: l'odio dei Colonna per il nuovo Papa. Mentre angioini e aragonesi se le suonano in meridione, i Medici riescono a salvare Eugenio IV.

Anche questa era l'Italia del Rinascimento. Un Paese diviso nel quale un solo uomo di potere sembrava avere i numeri per ricomporre le tensioni, forse federare i vari Stati e unirli contro le armi straniere. Quest'uomo era Lorenzo il Magnifico, morto troppo giovane per realizzare un'impresa di questa portata, nonostante nella sua breve signoria avesse raggiunto risultati diplomatici significativi. A Venezia, il Quattrocento si chiude con una piena consapevolezza della duplice crisi, politica e spirituale. I giovani aristocratici (i Bembo, Giustiniani, Tiepolo, Querini, Gabriele) hanno capito che il declino incombe. Il grande dibattito di quegli anni, in laguna, è legato alla scelta tra vita attiva e vita contemplativa e nonostante le apparenze non aveva nulla di accademico. La gloria non era più assicurata. Meglio salvare l'anima ma com'era possibile con un Vaticano invischiato nelle guerre dinastiche? Da Venezia parte la proposta di riforma della Chiesa. I Papi, specie Leone X, non colgono l'opportunità e dovranno ingoiare, poco più tardi, le tesi di Martin Lutero. Di fronte a questa situazione, un uomo di grande ingegno, Niccolò Machiavelli inizierà a riflettere su quale sia il miglior governo per tenere alle porte lo straniero e salvare l'indipendenza di Firenze: Senato o Medici, Repubblica o tirannia. Ogni soluzione è accettabile purché garantisca la libertà dal giogo delle potenze calate in Italia dalle Alpi.

Con le Sette dinastie, Strukul amplia la sua saga bestseller dedicata ai Medici. Lo fa con il piglio di una serie televisiva (Game of Thrones?) ma con precisione storica e ampia documentazione. Non mancano le scene da fumetto splatter ma neppure l'attenta caratterizzazione di personaggi come il diplomatico (e grande umanista) Pier Candido Decembrio, consigliere di Filippo Maria Visconti. Si arriva in fondo alle 532 pagine con piacere. E si impara anche qualcosa: cosa chiedere di meglio a un bestseller tanto divertente quanto accurato nella scrittura?