Intervista a Nesli: "Scrivo poesie per il pop (e ci trovo mio fratello)"

Il cantante torna con "Un bacio a te". Mette in rima la sua famiglia e dedica qualche verso a Fabri Fibra

Parla e parla, parla veloce come un missile, Nesli, e non dice mai una parola solo per il gusto di dirla: è come se rappasse in scioltezza e con intelligenza. In realtà Francesco Tarducci, ossia Nesli, il rap lo distilla e lo sublima con una sensibilità da cantautore «cresciuto a Battisti e De Gregori». Il risultato è sotto gli occhi, anzi le orecchie, di tutti: l'anno scorso il suo disco Nesliliving vol. 3 - Voglio ha debuttato al primo posto in classifica, il suo canale YouTube supera le 36 milioni di visualizzazioni e c'è la fila di grandi nomi che aspettano un testo (Dimentico tutto ad esempio è appena stato cantato da Emma in Schiena). Come dice lui, «sono un volto nuovo del pop italiano». Certo, è il fratello (minore) di Fabri Fibra, ha collaborato con lui ma da anni tanti saluti: rapporti interrotti e non si sa perché. Un mistero. Perciò a tanti salteranno evidenti alcuni versi del nuovo singolo Un bacio a te, che venerdì sarà in radio ed è uno dei due inediti del repackaging di Nesliving vol. 3 (in uscita il 23 aprile). È un canto dolcissimo dedicato alla propria famiglia (e a tutte le famiglie del mondo), a mamma, papà e «a te che sei tanto ma tanto lontano, che non ti vedo da anni e ormai non ci riconosciamo». Già.

Allora Nesli su questo brano si discuterà molto.

«Quando scrivo faccio fatica a censurarmi. È ovvio che ci siano riferimenti autobiografici in questa che secondo me è una poesia semplice. Dico sempre: io parlo di me ma anche di te. In questo brano tutti potranno trovare riferimenti ai propri padri o madri o fratelli».

Il riferimento a suo fratello Fibra verrà spontaneo, visto che non vi parlate da anni.

«Da parte mia non ci sono muraglie. Di certo spesso i rapporti si incrinano e dopo tanto tempo non si sa neppure più quali ne siano i motivi. Diventa una nebulosa. Ecco questi versi servono a passare dentro la nebulosa».

Che effetto farà?

«Non lo so che effetto farà questa canzone e non me lo sono neanche chiesto: deve arrivare come un treno in faccia. Dopotutto io affronto sempre le cose senza difendermi troppo».

Indifeso. Perché si chiama Nesli?

«In origine era l'anagramma di Lines e mi è rimasto anche perché ho iniziato a fare rap giovanissimo, a sedici anni. Il nostro mondo gioca sulle parole, sposta gli accenti, gioca con le allusioni».

Perché dopo non l'ha cambiato?

«Non lo so spiegare. Però, anche oggi che ho 32 anni, credo mi rispecchi: io sono un ibrido».

Ibrido?

«Lo dico per sdrammatizzare. Sono uno che se lo inviti a giocare a calcio, arriva con un pallone da rugby. E comunque gioco con il pop e con il rap, sono diviso a metà».

Il dualismo spesso porta al conflitto.

«Cerco sempre la condivisione. Anche perché nella vita spesso una semplice cosa fa dividere e cento cose insieme non riescono a unire».

Parla come un cantautore. A proposito, i rapper sono i nuovi cantautori?

«Se non altro hanno compensato la tendenza di avere solo tanti interpreti. Non c'era una “primavera” degli autori come nelle squadre di calcio. Ora il rapper è un cantautore anche agli occhi degli altri».

Il suo rapper fondamentale?

«Eminem. Il primo anno non lo capivo, mi piaceva di più Tupac, ad esempio, ossia il rap dei neri per i neri. Ma poi per me Eminem è stato uno tsunami».

Abbattere le barriere.

«E far correre il passaparola. La mia carriera è fatta di passaparola. Volevo il successo ma avevo un po' smesso di crederci».

L'anno scorso è stato un boom.

«Diciamo un boom in slow motion. E adesso spero di tornare in tour a fine anno, magari in autunno».

Prima c'è Amici su Canale 5.

«Non ho avuto dubbi di partecipare perché credo sia un arricchimento enorme. Io poi faccio il cosiddetto “co coach” della squadra di Miguel Bosé».

Darà consigli ai concorrenti?

«No, non mi sento di definirli consigli, sarebbe troppo presuntuoso. Diciamo che sono dritte. Le dritte di uno che ha sofferto tanto per fare questo lavoro e potrebbe essere un loro filtro emotivo».