Sedaris, tragico narratore dell'ordinarietà umana

Lo scrittore (più che semplice umorista) sublima in forma di arte la vita quotidiana: malattie, vecchiaia, matrimonio...

In fondo non c'è mai stato bisogno di grandi storie per fare letteratura, è sufficiente saper cogliere l'essenza umana nella quotidianità, soprattutto quella di un uomo qualsiasi. Al riguardo c'è il titolo emblematico di un piccolo capolavoro: Everyman appunto, di Philip Roth, la storia di un uomo malato di cuore che infine muore, semplicemente. Come d'altra parte in molti romanzi di Richard Ford (ne Lo stato delle cose il dramma è il cancro alla prostata): nulla è più romanzesco del decadimento fisico, che gli americani sanno raccontare senza fronzoli metafisici, con una malinconia fredda, un'oggettività estrema che diventa poesia per sottrazione di speranze: sono già morte sul nascere. Come le vite ordinarie raccontate da Don DeLillo, o da Raymond Carver. Ma anche da uno scrittore come David Sedaris.

Del quale è appena uscito un libro di racconti, Calypso (Mondadori), talmente legati insieme da essere più simile a un romanzo, come è tipico di Sedaris, che oltretutto, in quello che scrive, è quasi sempre autobiografico. Di solito raffinato umorista, questa volta ancora più tragico (come solo i veri umoristi possono essere), anche lui straordinario narratore dell'ordinarietà.

Come il fatto che «anche se un'intera industria campa dicendovi il contrario, le gioie della mezza età sono davvero poche». Al massimo i figli se ne vanno, e si guadagna una stanza per gli ospiti, amici da invitare per sentirsi meno soli. Con l'angoscia costante del declino.

C'è una sorella, Tiffany, morta suicida nel maggio 2013, e una mamma morta molto giovane su cui riflettere sulla vita, con di nuovo il pensiero del cancro, terrore della modernità. «Adesso, dopo ventisette anni, ogni volta o quasi che si parla di lei le ultime parole sono Vi rendete conto di quant'era giovane?. Presto avremo l'età che aveva lei quando le venne il cancro e la uccise, poi diventeremo più vecchi, il che sembra semplicemente sbagliato, in un certo senso contro natura».

David è omosessuale, e sta con Hugh da trent'anni, il suo amato compagno. Ma la vita di coppia è ordinaria anche nelle coppie gay. «Non siamo una coppia pessima, ma le liti ci sono, di quelle che cominciano con un calzino spaiato e di colpo riguardano tutto». Avendo una certa età, ci si deve muovere per non ingrassare, e un intero racconto è dedicato all'acquisto di un Fitbit, arrivando a fare cinquantamila passi al giorno pur di tenersi in forma e rinviare l'inevitabile.

Con irresistibili riflessioni comiche sul perché si debba essere necessariamente magri, e l'input non ci viene solo da medici e modelli televisivi, perfino l'icona del cristianesimo, il Gesù crocifisso, è magro, ma se non lo fosse stato? «Cosa succederebbe, mi chiedo spesso, se qualcuno scolpisse un Gesù gravemente obeso, con le tettine, i segni dell'acne e la schiena pelosa? Oltretutto dovrebbe essere basso, uno e sessanta al massimo. Sacrilegio! griderebbero. Ma perché? Non è che a fare buone azioni si diventa più belli». Da suggerire a Maurizio Cattelan.

Tutto è decadimento, resistenza vana all'entropia dell'universo. Un signore cinese ha perso la vista da molto tempo e la riacquista in seguito a un'operazione: «Quando gli hanno tolto le bende, ha visto sua moglie per la prima volta dopo vent'anni, al che ha aperto la bocca e ha detto: Sei proprio... vecchia».

Si invecchia, inesorabilmente, e ci sono due modi di impazzire. Uno è la follia degli animali, o meglio dei cani. «Sono quelli che, quando gli chiedi se hanno figli, spesso rispondono: Un labrador nero e un incrocio sheltie-beagle che si chiama Tuckahoe. E aggiungono lo fanno sempre Li avevano abbandonati!». L'altro modo è la dieta, l'ossessione per la dieta, dei beveroni disintossicanti, dei chili di troppo che dopo una certa età diventano una diagnosi di morte prematura.

Ci si deprime per molte ragioni, a cominciare dal subire costantemente quello che piace alla gente, la politica, le opinioni, le trasmissioni televisive, le canzoni. «È una cosa che senti dire spesso, Alla gente piace. Sì, mi viene sempre da dire, Ma è la gente sbagliata». Con l'età, talvolta, nascono hobby e passatempi improbabili, come affezionarsi a una tartaruga azzannatrice con un tumore sulla testa, alla quale voler dare da mangiare il proprio tumore benigno appena asportato, come fa Sedaris (dopo aver trovato un chirurgo compiacente, perché negli Stati Uniti è vietato dare a un paziente una parte del proprio corpo, e non serve obiettare: «Ma è il mio!»).

Neppure le battaglie politiche danno più soddisfazione, come quella per il matrimonio gay. Che Sedaris giustamente sostiene, ma con questa ragione: «Io volevo che i gay avessero il diritto di sposarsi, ma che nessuno lo facesse. Che ce lo dessero per sputarci sopra». Perché è una lotta per diventare conformisti come gli etero, perché «Fin dall'alba dei tempi, l'unica cosa indiscutibilmente bella dell'essere gay e lesbiche è che non costringiamo la gente a sorbirsi i nostri matrimoni».

In ogni caso ritorna sempre il pensiero che si vive rassegnati sapendo quello che ci aspetta, come la ginestra di Leopardi, Sedaris non è uno di quelli da dire che la vita inizia a cinquant'anni, o a sessanta, o a settanta. «Abbiamo tutti superato i cinquanta, la salute per il momento regge, ma è solo questione di tempo prima che la fortuna si esaurisca e uno di noi si becchi un cancro. Allora cominceremo a cadere come sagome di un tirassegno, facili bersagli, con la vita che abbiamo fatto».