Il segreto di questo Festival? Aver coinvolto i giovani

Il talento dei tre conduttori mette tutti d'accordo E i ragazzi riscoprono le «glorie» nazionali

nostro inviato a Sanremo

Sì, certo, l'alchimia fra i tre padroni di casa Baglioni-Hunziker-Favino è stata la mossa vincente per il successo di questo Festival. Che ha raggiunto il risultato straordinario di essere il più visto del Millennio: meglio aveva infatti ottenuto solo quello del 1999 condotto da Fazio. Però se bisogna sottolineare un merito ancor più grande della kermesse 2018 è quello di aver attirato i giovani, soprattutto le ragazze, più delle edizioni precedenti. Non è un mero dato statistico. Significa che la Rai, nonostante il proliferare dei canali, nonostante il potere crescente dei colossi televisivi recenti, riesce ancora ad essere un polo di attrazione per i Millenials. Ma come mai? Forse perché - come ha spiegato ieri il direttore di Raiuno Angelo Teodoli - i ragazzi di oggi, in questa società così confusa, hanno bisogno di punti di riferimento, di valori a cui ancorarsi. E se Baglioni e Baudo (avete letto bene, Baudo), con i suoi 81 anni in questa settimana sono stati trend topic su tutti i social, allora qualcosa di vero in questa analisi c'è.

Forse il Festival è riuscito a interpretare i bisogni dei ragazzi, i loro interessi. Che non sono solo quelli di vedere l'uomo più alto del mondo, la star hollywoodiana, la famiglia con 12 figli, il campione sportivo o il pugile maledetto. Ma quelli di emozionarsi con Avrai anche se non l'avevano mai ascoltata. O di assaporare la magia di James Taylor non sapendo neanche chi sia. O di scoprire che la musica italiana non è poi così orribile rispetto a quella molto più cool inglese o americana. O che magari ci si può sentire giovani italiani senza vergognarsi troppo.

Sensazioni guidate, canalizzate, da un trio scelto con cura proprio per raggiungere questo obiettivo: Baglioni, l'incarnazione dei buoni sentimenti, che si è dimostrato però anche ironico, addirittura divertente; Hunziker, la perfetta padrona di casa che guida l'organizzazione sul palco; Favino che ha rivelato doti da showman tali da essere così lodato dal direttore di Raiuno da far pensare a prossime collaborazioni con il primo canale che non riguardino solo la fiction. Insomma il 51,6% di share della terza serata e i più di 10 milioni di spettatori che in media hanno seguito il Festival nelle prime tre giornate stanno a dimostrare «che un'atmosfera antica e un po' ambiziosa che coltiva un'idea di buono - come chiosa Baglioni - può essere vincente, che non è detto che la tv debba per forza ospitare la mediocrità, ma che l'asticella si può alzare». Poi, certo, il cantante - e tutta la sua squadra di amici colleghi (tanti) che sono saliti sul palco - da questo Festival trarranno vantaggi di immagine e di promozione. Ma, intanto, portiamoci a casa questi momenti di leggerezza, di condivisione popolare, di spettacolo a tutto tondo, senza interferenze inutili e senza scadere (quasi mai) nell'ipocrisia dei buoni sentimenti.