La serenità di uno scrittore avventuroso

V issuto tra il 1865 e il 1936, Rudyard Kipling fu uno scrittore di una modernità sorprendente, soprattutto per la frequenza dei suoi viaggi da un continente all'altro. Nato da genitori inglesi in India e legato profondamente all'esperienza imperiale britannica nelle colonie, visse lungamente negli Stati Uniti, visitando a più riprese il continente americano, come pure l'Estremo Oriente. Dal Brasile (Nuova Editrice Berti, traduzione di Valentina Pesci, a cura di Massimo Scotti, pagg. 156, euro 18) assume, pertanto, una valenza narrativa che anticipa il realismo quasi giornalistico di scrittori a lui posteriori come, per esempio, Ernest Hemingway.

Il viaggio in Brasile, raccontato dall'autore premio Nobel (ottenuto nel 1907) in sette articoli per il Morning Post qui raccolti in un volume inedito per il pubblico italiano Kipling lo affrontò nel 1927 con la moglie Caroline di New York. La donna, accompagnata all'altare da Henry James e considerata un'opportunista dai genitori di Kipling, fu una costante àncora di sicurezza per il marito, per quanto fosse poco amata persino nei circoli letterari inglesi. Ogni articolo si apre con una poesia, una scelta tutto sommato anomala, considerato il tono asciutto, fortemente descrittivo di testi pensati per i lettori di un giornale. Di quando in quando, non solo in quelle poesie introduttive, emerge anche lo scrittore più lirico. «Le acque porpora e indaco premevano sotto lo scafo e si ricongiungevano dietro di noi, dopo che la nave era passata. L'alba sorgeva senza esitare e subito dopo era pieno giorno; altrettanto rapida cadeva la notte, preceduta da un fulmineo tramonto. Faceva bene all'anima ritrovare quell'avvicendarsi tanto veloce, da troppo tempo dimenticato».

I suoi libri più celebri, Il libro della giungla e Kim, Kipling li aveva scritti da molti anni e la libertà con cui affronta queste pagine è ancor più comprensibile alla luce del successo già conseguito.

Considerata invece la tragedia della perdita dell'unico figlio maschio, John, nel primo conflitto mondiale, e i forti sensi di colpa per averne favorito gli slanci militaristi malgrado fosse stato riformato per motivi fisici, questi resoconti di viaggio sfoggiano una serenità travolgente, tra descrizioni paesaggistiche e riflessioni su usi e costumi locali, sempre all'ombra della cultura britannica, una presenza quasi ineludibile.

Commenti

palandrana

Sab, 10/08/2019 - 12:16

Un grande della letteratura inglese .A chi gli chiedeva di dare un giudizio sulle sue opere letterarie rispose: If I have given you delight by aught that I have done Let me lie quiet in that night That shall be your anone And in the little little span The dead are born in mind Seek not to question other than The books I left behind Buona lettura.