Sorpresa, l'orchestra canta Brahms

Quest'anno a Torino è stato riservato lo jus primae noctis: il concerto d'apertura del Festival Internazionale della Musica Mito, edizione 2014. Ospite la Budapest Festival Orchestra con il suo direttore-fondatore, Iván Fischer.

A Torino il programma era così variegato e appetitoso da destare una certa invidia. A Milano, non di meno, erano presenti due dei più alti momenti del sinfonismo, la Terza e Quarta di Johannes Brahms.

Da quanto ci è arrivato alle orecchie nella sala del Piermarini, prima del concerto, molti dei presenti non conoscevano il livello europeo raggiunto dalla Budapest Festival Orchestra, che è una delle migliori formazioni non solo d'Europa. Suono, colore, disciplina, fraseggio determinano la categoria di una formazione. Gli ungheresi sono eccellenti in tutti questi «fondamentali». Aggiungiamo la determinante presenza del concertatore e direttore d'orchestra (e ripetiamo fondatore) Fischer. Egli guida i suoi con gesto chiaro e sciolto (si sente la scuola del grande didatta viennese Hans Swarowski), e nello stesso tempo, libero. Vi è poi un pregio maggiore, quello interpretativo. Si pensa di ascoltare il «solito» Brahms: sonorità robuste, fraseggio denso e la ricerca continua di una profondità teutonica. Questa volta, no. Nel lavoro di Fischer è emersa la cura particolare della pronuncia, dell'articolazione, del dialogo fra gli strumenti sempre di una leggerezza encomiabile e non consueta.

Così sgravato da certa tradizione plumbea ne riceva slancio anche il versante ritmico che in Brahms ha diritto di cittadinanza come nei contemporanei Dvorak e nei viennesi Strauss figli, tanto ammirati dal sommo compositore amburghese. Un momento sorprendente è stata la conclusione della bella serata scaligera. Al tradizionale «bis» i musicisti si sono alzati dai leggii, quasi in un caos imprevedibile. Poi, musica alla mano, hanno cantato una serenata notturna dello stesso Brahms. Sì, non è un errore: hanno cantato. Dimostrando di avere solidità e confidenza anche colla voce.

Che lezione di rispetto e di amore per tutti gli «strumenti» della musica. Cosa molto rara dalle nostre parti dove, anche nelle migliori famiglie, chi suona e chi canta si guarda con circospetta gelosia. Lieti di quanto ascoltato e visto, e anche degli applausi spontanei del del solito parterre di noti, questa volta coinvolto e partecipe. Grazie a chi di competenza.