Per il Teatro ci vuole il Tax Credit

I taliani. Popolo di santi, poeti, navigatori, artisti, trasmigratori e «fr...ci col culo degli altri». L'ultima categoria comprende la maggior parte delle precedenti. E nasconde in sé la peggiore di tutte: gli analfabeti politici rampanti del terzo millennio. Quella sorta di radicalchicchismo rosato, al gusto di cachemire e nardo indiano, un po' demon-cristiano, un pò postdalemiano, di cui il Franceschini ministro della Cultura e affini, è degno testimone. Lo stesso Franceschini che, in primavera avanzata, ha sbuffato l'ennesima sberla governativa sul volto già tumefatto della gente di spettacolo. «Cchjiù pilu pe' tutti!», avrebbe detto il noto politicante Laqualunque. Il Dario nazionale gli fa eco: «Più teatro per tutti!». A gratis! E, così, il 22 ottobre di ogni anno, teatri aperti e spettacoli omaggio a qualsiasi ora, per volere del ministro. Offrono, però, gli attori, i tecnici, i produttori. Mentre le prime file saranno riservate ai politici renziani pronti ai selfie. Non è così che si aiuta la Cultura, caro ministro. A pagare non possono essere sempre gli Artisti e i Tecnici di categoria. Basterebbe approvare una legge che consenta agli imprenditori privati di usufruire del Credito d'imposta anche per le produzioni teatrali. Il Tax credit sì che sarebbe una festa!