Tedua, ecco il rapper colto. "Benvenuti nella giungla che mi ha ispirato Kipling"

Pubblica oggi il disco "Mowgli" che "gioca in due campionati: quello rap e quello trap"

Intanto si capisce subito che è un outsider. Tedua sta fuori dal coro anche se fa parte della nuova leva del rap, quella che lui chiama del «rap 2.0», perché spariglia le carte e, come gli piace!, smonta i luoghi comuni. Ha 24 anni e oggi esce nei (ormai pochi) negozi di dischi e nei digital store il suo Mowgli il disco della giungla che è il biglietto da visita di questo genovese pronto a diventare una nuova rivelazione destinata a trasformarsi in certezza. Sarà per la sua vita, complicata assai, di ragazzo in affidamento che è stato preso a morsi dalla sorte, ma oggi eccolo qui, ben più consapevole di tanti suoi coetanei, e soprattutto dotato del talento raro di chi sa raccontare storie.

Lo fa con quello che in gergo si chiama «flow» e che è in sostanza il flusso delle rime, lo stile di incastrarle e ricamarle una dentro l'altra. Ogni rapper ha il proprio e il suo è molto personale, subito riconoscibile, e non a caso i due singoli di questo disco, La legge del più forte e Burnout, hanno rispettivamente più di otto e due milioni di stream su Spotify e sei e quasi due milioni di views su YouTube. Sono numeri che tanti super big del pop si scordano. «Ho la fortuna - spiega lui che, essendo educatissimo, anche in questo si discosta da tante popstar - di giocare in due campionati, quello rap e quello trap. La trap è in fin dei conti un sottogenere del rap e la differenza consiste nel modo in cui si produce la musica e nel modo di utilizzare i software per produrla». Ma non solo.

«Contano anche l'attitudine e la musicalità». La sua è quella di un ligure cresciuto a Cogoleto prima con mamma Elena, che appartiene «al ciclo dei vinti», e poi con Paola e Pino cui è stato affidato per tre anni. A scuola, prima di diventare Tedua, il giovanissimo Mario Molinari ha iniziato ad appassionarsi al pugilato, che ha praticato per anni prima di infortunarsi e diventare un rapper a tutti gli effetti. «Un rapper agonista», come ha detto. In fondo, il gioco delle parole è il preferito di qualsiasi rapper. Lui lo inserisce all'interno di un milieu culturale che, diciamola tutta, non è così frequente rintracciare. Non a caso, il suo disco cita espressamente Mowgli, il personaggio di Rudyard Kipling, ma lo colloca dentro un'altra giungla, quella che ha attraversato in passato e nella quale comunque si ritrova a vivere anche oggi che si è trasferito in una casa popolare di Milano.

A dargli una mano, e a fare la differenza, c'è anche quel desiderio vorace di cultura intesa non come semplice accatastamento di dati ma come palestra nella quale far crescere la propria intuizione. Lui dice: «Il mio rapporto con la cultura non è né approssimativo né intenso. Sono curioso e vorrei approfondire ciò che non conosco, anche ascoltando musica o guardando film. Ad esempio ora sto leggendo la biografia di Jim Morrison che mi ha regalato mia mamma». Perciò occhio a catalogarlo come «il solito» rapper che cerca soltanto di fare soldi e di togliersi qualche soddisfazione senza magari avere neppure un briciolo di dotazione talentuosa. C'è, nel mondo di Tedua, un italianissimo spirito neorealista mescolato all'umiltà di chi, comunque vada, non si sente mai realizzato. E nei testi si capisce, specialmente in brani come Chances (dilla tutta) oppure Il fabbricante di chiavi (entrambi scritti con il suo produttore Chris Nolan) che quello spirito rabbioso ma positivo di chi si sta allenando da una vita. «Ritengo che, vista la disinformazione che ci circonda, sia necessario informarsi in modo corretto, studiare e non perdere tempo. In più bisogna trovare il tempo per fare quello che ci piace. Io ad esempio in questo momento avrei voglia di fare un corso d'inglese, di recitazione e di ballo».

Sarà difficile li possa fare entro poco tempo, visto che il «fenomeno Tedua» sta esplodendo e l'elenco di «instore» in giro per l'Italia durerà almeno fino alla fine del mese. «Io parlo soprattutto della mia vita, della periferia, di mia mamma e del desiderio di riscatto che pian piano sto provando a ottenere», spiega poco prima di entrare alla Feltrinelli di Genova. In pratica, è ancora nel bel mezzo di una «rivincita» che lo ha già portato, pensate un po', a sfilare sulle passerelle di Dolce & Gabbana e a diventare un rapper sul quale oggi conviene scommettere.