Tom Cruise, truffatore sopra "le rughe"

di Doug Liman con Tom Cruise, Domhall Gleeson, Lola Kirke, Jesse Plemons

A prima vista, questo Barry Seal possiede tutte le caratteristiche di certe pellicole «furbe», se mi passate il termine, create ad arte per piacere al pubblico. Non che sia scontato (altrimenti ogni film sarebbe un successo), ma certamente, in questo caso, il giochino ha funzionato: un thriller gradevole, spesso divertente, ben sceneggiato, nonostante un protagonista decisamente sopra le righe, anche se verrebbe da dire sopra le rughe visto il «miracoloso» ringiovanimento del suo viso. Poi, però, non si può prescindere dal fatto che siamo di fronte ad una storia vera e allora l'idea di romanzarla così smaccatamente per infondere simpatia verso quello che è stato, non dimentichiamolo, un criminale, è questione morale che potrebbe infastidire qualcuno seduto in platea. Chi era Barry Seal? Lo vediamo, all'inizio del film, abile pilota della TWA, uno dei più giovani al comando di un 707. Però, il suo desiderio di «integrare» lo stipendio con il contrabbando, lo fa «attenzionare» dalla CIA che lo recluta come proprio operativo, ma in incognito. Il suo compito è scattare fotografie in volo, in zone pericolose, il che lo porta ad entrare in contatto con il cartello di Medellin e, in particolare, con Pablo Escobar, con il quale diventa amico e complice. In pratica, mentre serve il suo paese, riesce, grazie alla sua abilità, a diventare trafficante di armi (sempre per il Governo, ma non solo), corriere della droga (ma arruolato anche dalla DEA), a gestire una compagnia aerea, a incassare vagonate di dollari (denaro nascosto nei posti più assurdi). Un simpatico imbroglione (così viene mostrato sullo schermo), assetato di ricchezza, pronto a fare il doppio e triplo gioco pur di cavarsi dai guai. Come è andata a finire, lo scoprirete nel film, se non volete informarvi prima in Rete.

Indubbiamente, Barry Seal conquista. Il tono volutamente ironico di una vicenda, ricordiamolo, criminale, è scelta rischiosa. Però, non è un documentario e certamente la strada percorsa dagli sceneggiatori ha il pregio di non far cadere mai il ritmo, raccontando brillantemente vicende non edificanti.